Quando chi non conosci ti fa da specchio: ‘Dal tuo terrazzo si vede casa mia’ di Elvis Malaj

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on TumblrShare on LinkedInShare on Google+

«Trovarsi bene o meno in un posto non dipende dal posto, dipende da te. Ovunque vai ti porti sempre dietro qualcosa che alla fine rende ogni posto uguale a un altro. Potrei anche rispondere alla sua domanda, ma non significherebbe niente. Tradirei semplicemente la mia capacità di trovarmi bene o male in Italia.»

Essere nato in un determinato posto del mondo, specie se povero, porta con sé un’inevitabile dose di pregiudizio. Proprio come succede a non essere nato in un altro, di posto, magari più fortunato. Eppure si può non essere italiano, ma sembrarlo, arrivare a sentirsici più di qualunque altro. Perché a volte non è importante lo stato di cittadinanza scritto sul passaporto, forse basta solo vedersi cittadini in un mondo difficile e già di per sé inadeguato. C’è chi vorrebbe essere italiano e chi, invece, magari vorrebbe essere… albanese. In questo eterno scambio di ruoli reali o immaginari e visioni, largo spazio è lasciato a retaggi e frasi fatte che diventano, chissà come e chissà perché anche barzellette da raccontare agli amici al bar, che fanno ridere solo chi le racconta.

Per me il fatto di essere albanese non è mai stato discriminante, anzi era quel dettaglio che mi dava un tocco esotico e mi rendeva più attraente; non per vantarmi ma, infatti, sono sempre stato un donnaiolo.

Lo sa bene Elvis Malaj, classe 1990, albanese. Malaj vive da quindici anni in Italia, dove lavora e scrive. Ha iniziato a farsi conoscere scrivendo racconti: con uno ha partecipato a 8×8, un concorso letterario dove si sente la voce, un altro è stato poi pubblicato sulla rassegna stampa di Oblique, un altro è apparso poi su effe. Queste e altre storie brevi, per un totale di dodici, sono state scelte da Racconti edizioni per confluire in una raccolta di recente pubblicazione, intitolata Dal tuo terrazzo si vede casa mia. Elvis Malaj è il primo autore italiano di Racconti edizioni.

Comunque la nuova classe era meglio di come l’aveva immaginata. Non era la prima volta che Kreshnik cambiava scuola, quindi il copione un po’ lo conosceva; quando Andrea gli aveva chiesto «Kreshik, si pronuncia così, giusto?», sapeva che per evitare di stare lì a ripetere il proprio nome finché l’altro non smettava di storpiarlo doveva separalo: Kresh-nik , e marcare bene la ‘n’, la lettera che di solito tutti troncavano. «Kreshnik, ah ok. E l’altro, il cognome, invece?». Qui doveva rinunciare, il suono ‘gj’ non esisteva nella lingua italiana, il compromesso più accettabile era Giokaj. Poi sarebbero seguite altre domande sul suo paese d’origine, da quanti anni era in Italia, se gli piaceva Belluno, com’è che parlava così bene l’italiano eccetera eccetera, solo che andrea gli chiese un’altra cosa: «Perché cazzo te ne stai qui da solo?».

I racconti di Dal tuo terrazzo si vede casa mia affrontano, nella loro lapidarietà, i temi dell’identità, del diverso (o, meglio, di quello che ci sembra tale) e dell’inclusione in un’atmosfera più che realistica, quotidiana. I problemi dei suoi protagonisti si rivelano storie di ordinaria inadeguatezza e spaesamento: Malaj passa in rassegna le tipiche situazioni da iniziazione, da prime volte (il primo appuntamento, il primo giorno in una nuova scuola, i primi dolori) e lo fa con il tono irriverente e canzonatorio di chi non ha paura di mettere alla berlina le proprie creature letterarie. Proprio perché queste sono già artefici della propria condizione.

I parenti di Bashkim in un certo senso erano orgogliosi della sua ragazza italiana. Quando lei andava a trovarli, la trattavano con i fiocchi, tutti pronti a servirla, a interessarsi di lei, e nessuno parlava più in albanese ma solo in italiano, o almeno ci provavano.

I personaggi principali di questi racconti, da stranieri e perfetti sconosciuti, conoscono chi si trova loro di fronte più di quanto questo conosca sé stesso. Malaj racconta quello che ha vissuto sulla propria pelle e lo fa senza reticenze. Inevitabile l’apparente contrapposizione Italia-Albania che, a mano a mano si va avanti nella lettura, smette di essere una categoria antitetica e diventa addirittura uno specchio per l’altro, che lo ravvede sui suoi limiti, su quanto e come ognuno si faccia portatore di una superiorità che, in realtà, non esiste. I racconti di Elvis Malaj vanno oltre la letteratura di migrazione: ci mostrano dei tipi umani. A prescindere dalla nazionalità.

Il ritmo incalzante dei racconti è sempre accompagnato da un’onnipresente e cullante nostalgia per quello che si è lasciato, vicino o lontano che sia, a cui aggiungere uni’nnata frenesia volta al miglioramento di situazioni piccole o grandi che siano, personali o collettive, e che si manifesta in modo diverso in ogni racconto con un moto chiaramente ascendente.

Il racconto che dà il titolo all’intera raccolta è l’ultimo, Morte di un personaggio: degna chiusa per un accavallarsi di racconti e sensazioni che trasmettono sguardi, paure, incertezze e sudore. In particolare, in quest’ultimo, c’è un personaggio che muore, anzi: c’è un personaggio che, sulla carta, deve morire. Annullarsi. Non esistere. Così è deciso dal suo scrittore. Lo stesso personaggio che, invece, diventa coraggio e pulsione vitale per chi lo ha creato, spingendolo persino a compiere gesti assurdi come quello di arrampicarsi sul terrazzo della casa di fronte, per innaffiare dei fiori.

«Abito dall’altra parte della piazzetta, dal tuo terrazzo si vede casa mia.» Veronica lo guardò per un attimo senza capire.

Se una lettura così fresca e nuova come Dal tuo terrazzo si vede casa mia è da considerare la manifestazione «breve» della bravura narrativa di Elvis Malaj, giovanissimo cittadino del mondo, allora non vediamo l’ora di leggere il suo romanzo. O, perché no, altri mille di questi racconti.

 

Dal tuo terrazzo si vede casa mia, Elvis Malaj, Racconti edizioni, pp. 164

(illustrazione in copertina di Alessandro Ripane)

 

Compralo su IBS.it


Potrebbe interessarti anche:
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on TumblrShare on LinkedInShare on Google+

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *