Notturno, andante, insonne, umano: ‘di notte’ di Mercedes Lauenstein

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Di notte non dormo. Cammino per le strade e sbircio oltre le finestre illuminate nella vita degli altri. Do una scorsa ai campanelli accanto agli ingressi nella vaga speranza di imbattermi in un nome che conosco, forse il mio oppure un altro che in qualche modo mi si addica.

Inizia così di notte, l’esordio di Mercedes Lauenstein pubblicato in Italia da Voland. Mercedes Lauenstein è tedesca, di Monaco, ha quasi trent’anni e ha già scritto saggi e reportage per la stampa. Sulla copertina di di notte il titolo è tutto minuscolo, in corsivo, su fondo blu: un esterno notte lasciato fuori da una finestra illuminata. Proprio come le tante finestre illuminate anche a notte fonda della raccolta di storie sapientemente messa insieme dalla Lauenstein. È sicuramente una di quelle.

Per essere martedì notte sono ancora molte le finestre illuminate. Quasi una sì e una no. Forse è vero che i pleniluni rendono la gente insonne.

Non riuscendo a dormire di notte, una ragazza il cui nome non è specificato gira per la città, Monaco, con il suo taccuino. Suona campanelli, si fa accogliere, si siede al tavolo, sul divano, in terrazzo e dialoga con gli inquilini della casa di cui è ospite. Solo per qualche ora, orientativamente dalle due in poi. Un’esperienza coraggiosa.

Niente in di notte è già definito, se non la struttura stessa del libro che vede sempre specificato il nome della persona protagonista della storia che la ragazza andrà a raccontare, accompagnato dal giorno della settimana a fare da data e dall’orario. Per un insonne l’orario è importante, è un punto di riferimento, qualcosa di fisso a cui aggrapparsi in una notte che non passa mai.

«Molto spesso mi chiedo dove va a finire il tempo» dice. 

Un insonne ha tanti motivi per restare sveglio mentre tutti dormono: mancanze, problemi, disturbi. Per un insonne le storie degli altri sono rassicuranti, sono un freno all’irrequietezza della loro veglia. Alla maggior parte degli insonni non piace la notte, la odiano. Un’altra considerevole parte trova nelle ore piccole quel rifugio che il giorno non è capace di offrigli.

Non mi piace la notte. È come se le persone di notte sparissero dalle loro case e andassero in un paese dove mi è negato l’accesso, lasciandomi qui in pasto agli spiriti malvagi.

Così ecco comparire la Lauenstein, che neanche troppo velatamente coincide con la voce narrante, che vaga per la città col suo taccuino in mano. Taccuino magari zuppo di pioggia così come è infreddolita lei, lei che viene invitata ad entrare in casa, lei che non viene capita perché con la sua interlocutrice non parlano la stessa lingua, lei chiusa da una porta sbarrata da un tizio che fa discorsi strani e con cui si può parlare solo facendone di altrettanto matti.

Di notte, dice, gli riesce più facile, perché di notte tutto è meno serio, di notte pure le persone perbene con un lavoro in regola si lasciano andare a sogni sfrenati, ecco perché di notte c’è spazio per tutto quello che di giorno non ne ha. 

In di notte c’è il silenzio rumoroso della città e della solitudine di ognuno, le luci che restano accese in attesa di qualcuno o qualcosa, l’odore di alcol e di birra per affogare i mali, l’estrema fiducia nel giorno dopo, la paura del buio e del futuro. C’è tanta musica nel silenzio di di notte: tutto diventa colonna sonora, con un ritmo andante, ma intorpidito, che sia il ticchettio della pioggia sul tetto o quei pochi rumori che provengono da fuori.

Tutto di notte è così irrequieto, dice. Anche se dalla finestra non si vede passare nessuno, si avverte come la gente si rigiri nel letto. È come se un calore smanioso fluisse dai letti e percorresse le strade senza sapere dove andare. 

I venticinque mini racconti dialogati a cui Mercedes Lauenstein dà forma nella sua prima opera narrativa sembrano davvero annotazioni prese sul suo fedele taccuino. Vuole raccontare l’umanità delle persone, di notte. Quel loro sentirsi persi davanti al mondo silenzioso e dormiente, quell’irrequietezza che si trasforma in consapevolezza di essere vivi, diversi, speranzosi. Di voler vedere, riuscire a cambiare la propria posizione. O, perché no, viaggiare per tutto il mondo.

Di notte le piace stare di fronte al planisfero con gli spilli colorati, ne gioisce. Sfiora con le dita ogni singola capocchia e passa in rassegna i ricordi. Tira fuori le cartoline corrispondenti e ci scrive sopra un paio di appunti. Talvolta ne scrive qualcuna per spedirla a conoscenti lontani. 

Quella che la Lauenstein delinea non è solo una fenomenologia dell’insonne-tipo, la cui maggior aspirazione, ricordiamolo, è quella di prendere sonno, ma anche una lettura intensa, luminosa e trepidante con i suoi brevi capitoletti che riescono a raccontare intere vite.

di notte è una lettura da consigliare agli insonni cronici e a chi, al contrario, dorme come un sasso e ancora a chi non conosce la notte e a chi ha imparato a conoscerla anche troppo bene.

di notte, Mercedes Lauenstein, Voland, pp. 176

(traduzione di Elisabetta Del Bello)

 

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