Nel limbo dell’elaborazione del dolore: ‘Guasti’ di Giorgia Tribuiani

Quando si perde un proprio caro, il dolore che si prova è qualcosa di indicibile. Il tempo e il distacco provvedono ad alleviarlo, la persona che subisce il lutto riesce ad elaborarlo.

Proprio l’elaborazione del lutto è la fase che tarda ad arrivare nella vita di Giada, protagonista di Guasti, il primo romanzo di Giorgia Tribuiani recentemente pubblicato da Voland, e compagna di una vita di un fotografo famoso così amante del suo lavoro e dell’arte da donarvisi completamente dopo la morte.

Come? Diventando uno dei plastinati del Dottor Tulp. Mediante questo processo, la plastinazione appunto, si può vivere per sempre. O meglio, è solo il corpo a farsi eterno, un’opera d’arte da mostrare in un museo sotto gli occhi increduli e curiosi di tanti spettatori. La plastinazione è una pratica molto vicina all’antica imbalsamazione egizia: si tolgono i liquidi dal corpo defunto, questo viene riempito di altre sostanze e si fa così rigido ed eterno.

Nel caso del compagno di Giada, anche dopo lo smembramento ha mantenuto la sua peculiarità d’artista: al collo ha la sua fedele macchina fotografica. Per il resto, è spogliato di tutto: tutte le sue imperfezioni di uomo, a partire dai genitali in bella mostra fino a quella protuberanza dietro la nuca che in vita aveva sempre voluto nascondere con una bandana, vengono svelate al mondo. Basta pagare il biglietto e godersi lo spettacolo.

Anche Giada paga il biglietto, ma con un intento diverso: non riesce a lasciare andare la persona che ha amato tanto in vita. Pur sapendo di perpetuare il suo dolore, non si arrende e inizia a seguire tutte le date della prima esposizione che vede tra i protagonisti tanti plastinati e il suo compagno. In piedi e immobile davanti al corpo artistico del suo amore, gli parla, rivive momenti tanto da avere dei flashback persino nei rari momenti in cui si rivolge ad altre persone.

Giada, al contrario, la vergogna se l’era lasciata ormai alle spalle. Non le importava che al corpo nudo del compagno avessero dedicato un’intera saletta, venticinque metri quadri tra la scala, la parete con le tre coppie di polmoni esposti e la porta che conduceva alle stanze degli altri cadaveri; né si curava dei visitatori che osservavano – oltre ai muscoli, i piedi, le labbra, la colonna vertebrale – anche i genitali di lui, i testicoli divisi ed evasi dallo scroto: lui era sempre stato fiero delle proprie dimensioni, mica come nel caso del [1]

Lei, Giada, l’eterna compagna di. Sempre presente nella vita professionale del compagno, come anche in quella prima esposizione d’arte postuma. Dal primo giorno all’ultimo, ma vivendone i giorni a ritroso, in un percorso emotivo che la porterà a prendere coscienza del suo essersi annullata totalmente per amore e anche per l’arte.

In questa elaborazione del lutto di durata mensile, Giada non è sola, le passano accanto diversi personaggi, alcuni destinati a rimanere, altri no. Il vigilante del piano di sotto, ad esempio, è il primo a ricondurla verso sé stessa, per riappropriarsi della vita che il cortocircuito presente nella sua testa le impediva di fare. Altri, come il giornalista o il direttore del museo, rappresentano per Giada uno specchietto per le allodole e un ostacolo da superare con tutte le sue forze.

Con una scrittura altamente emotiva, che non fa caso a specificare tra ritmo della narrazione e discorso diretto perché tanto è giù ben chiaro da sé, Giorgia Tribuiani nel suo Guasti va oltre il consueto racconto del distacco e della perdita, lo eternizza facendolo diventare prima un limbo stagnante in cui non c’è scampo dai ricordi, poi un tic, un’ossessione, un meccanismo inceppato, una scritta guasto sulla porta di un bagno destinato a non essere aggiustato a breve. Tra queste pagine c’è tanto amore in egual misura col dolore, così come è presente l’immobilità sia fisica che mentale, stato invalidante che aspetta solo di essere abbattuto con la potenza disarmante di un pianto liberatorio. Col suo primo romanzo, Giorgia Tribuiani riesce a scavare a fondo in un momento delicato della vita di ognuno, quello dell’elaborazione di un lutto, uscendone con una forza fisica e narrativa del tutto inaspettata.

 

Guasti, Giorgia Tribuiani, Voland, pp. 128

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[1] La frase si chiude così, senza punto fermo.

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Leggo e scrivo di libri. Vado ai concerti. Lavoro coi social. Cerco cose belle. Consigli di lettura ogni lunedì.

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