Il dolore della separazione in Inseparabile di Lalla Romano

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In quell’anno che per Emiliano era l’inizio del suo terzo e loro si amavano da quasi trent’anni, lui ne compiva quaranta, Piero li aveva compiuti l’anno prima. Forse è vero che è un discrimine fatale? Qualcosa come il rombo di un tuono lontano, sgomenti, non solo nelle notti insonni.

Anni Settanta. Una dolorosa separazione arriva a turbare l’equilibrio familiare di Lalla Romano e la scrittrice, in Inseparabile, la racconta con la sua prosa poetica, intrisa di realismo, riflessioni filosofiche e magia. Sì, perché al centro di tutto c’è pur sempre il suo nipotino, vittima inconsapevole dei voleri e delle decisioni dei grandi.

Emiliano non era più un piccolo dio, ma ebbe qualche volta un’aria enigmatica, che lo rendeva in qualche modo più che umano.

Emiliano, il piccolo dio amatissimo già raccontato dalla Romano ne L’ospite, cresce e si trova a dover fronteggiare difficoltà molto più grandi lui, con la purezza e la curiosità dei suoi grandi occhi nocciola. Vede finire all’improvviso il matrimonio dei genitori, il suo papà (“Papeo”, come lo chiama affettuosamente lui) è presente sempre più di rado, arriva a non poterlo vedere più. Marlene, la mamma, ha un nuovo compagno con cui inizia a convivere. Lasciano Milano, si trasferiscono nella tenuta toscana.

Intanto arriva Dionigi, e lui corre ad abbracciarlo e baciarlo. Dunque Dionigi è buono con lui e lui vuole farcelo notare. 

La sua volontà di armonia, persino provocatoria, non riusciva a farci sormontare la ferita della lontananza, e tanto meno a illuderci sulla realtà. Nella notte insonne, a un certo punto il nonno disse: «È sprofondato con loro». Io avrei voluto fuggire: «Vorrei già ripartire,» dissi. 

Il bambino si trova in una situazione assolutamente nuova, cerca un’armonia familiare, ma ci guadagna solo dolore, inadeguatezza e lontananza (dal papà, dalla nonna Lalla, dal nonno) che, inevitabilmente, si ripercuotono sul suo rendimento a scuola. In questa situazione difficile Emiliano resta l’unica certezza, il perno attorno a cui ruotano le esistenze degli adulti a lui vicini. In un clima in cui tutto trasuda separazione e impossibilità, questo bambino sveglio, educato e gentile è l’unico a non scindersi. L’inseparabile, appunto. Lalla Romano ne ammira la maturità di bambino, è sollevata da quelle avvisaglie di un affetto immutato e non può fare altro che preoccuparsi per lui.

Del resto io mi aggrappavo a tutto quello che mi potesse dare qualche fiducia; il nonno si faceva meno illusioni di me, anzi, non se ne faceva alcuna. Si ripromise soltanto di non far mancare al bambino la nostra presenza, saltuaria, ma costante: siccome gli era cara. 

Attraverso lo sguardo di Emiliano e la penna di Lalla Romano incrociamo vita, dolore, morte, separazione, piccoli sprazzi di gioia e tantissima curiosità, che diventano in definitiva il collante di quella nota atmosfera familiare in pezzi e l’unico input da cui ripartire.

Questo romanzo “vero” ha una lunga storia editoriale: pubblicato per la prima nel 1981 nei Supercoralli Einaudi, esce poi nel 1986 anche negli Oscar Mondadori. Nel 1996 arriva in Francia nella traduzione a cura di Philippe Giraudon nelle edizioni Arialia. Proprio in questa occasione la Romano riscopre Inseparabile come uno tra i suoi scritti più vitali e importanti e nel 1999 lo vuole nei Tascabili Einaudi, con la stessa prefazione che Lindau ripropone della sua recentissima edizione (febbraio 2017) che vede in copertina un dipinto della scrittrice, molto evocativo.

 

 

Inseparabile, Lalla Romano, Edizioni Lindau, pp. 224 (con la doppia prefazione di Giovanni Tesio e della stessa scrittrice) 

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