Intervista a Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari (L’orma editore) – GOODBOOK.IT

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Ogni mese GoodBook.it porta avanti questa interessante iniziativa che si chiama L’editore del mese.

Il fine? Conoscere, in collaborazione con i blogger letterari, le realtà editoriali indipendenti. Nel mese di maggio, che poi è stato anche il mese della trentesima edizione del Salone Internazionale del Libro a Torino, è stata la volta di L’orma.

Laura del blog Il tè tostato ha recensito Memorie di ragazza di Annie Ernaux, Diana di Non riesco a saziarmi di libri ha confezionato una bella intervista proprio alla Ernaux proprio in occasione del Salone e io vi propongo la mia intervista ai due editori della casa editrice romana.

Questa intervista è apparsa anche su La scimmia dell’inchiostro, il blog di GoodBook.it

L’orma editore nasce come realtà editoriale nel 2012, dando nuova voce ad autori come Marcel Aymé, Charlotte Brontë, Jane Austen, Emily Dickinson, Bertolt Brecht, Annie Ernaux. Partiamo dal nome: perché L’orma

La casa editrice è stata battezzata ricorrendo a un sondaggio che ha coinvolto circa 70 tra amici e colleghi cui abbiamo chiesto di scegliere da una rosa di 15 possibili nomi. Alcuni, col senno di poi, francamente molto brutti…

Tra le varie opzioni ha vinto «L’orma», un nome che avevamo proposto perché siamo consapevoli del nostro debito nei confronti della tradizione che ci ha preceduto, sull’orma della quale cerchiamo di camminare; una tradizione ampia, sfaccettata e alquanto onnivora, ma di cui si  può individuare una fonte peculiare in quello sguardo sul mondo che si stupisce dei saperi della ragione ed è convinto che la fisica dell’universo sia più entusiasmante di qualsiasi illusione soprannaturale, una tradizione illuminista, insomma, che in letteratura però ama anche le ombre e l’assoluto, ad esempio in autori come Rimbaud, Borges o E.T.A. Hoffmann. E poi anche perché, senza nascondere le ambizioni, il nostro è un progetto che vuole lasciare una traccia, un’impronta nel panorama editoriale, e in questo modo partecipare al dibattito culturale del nostro tempo. E infine “L’orma”, più prosaicamente, perché lor- e -ma sono le prime sillabe dei nomi dei due editori, Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari.

 

Una delle vostre collane si chiama Kreuzville, crasi tra i nomi dei quartieri di Kreuzberg a Berlino e di Belleville a Parigi. In questa scelta si vede tutto il vostro progetto editoriale. Ci parlate un po’ di come è nata L’orma?

La casa editrice è nata dal sodalizio amicale e intellettuale tra i due editori, sostanziato in più di quindici anni di amicizia e sfociato in una convivenza, a Berlino, verso la fine degli anni zero del duemila. E proprio in quel periodo berlinese, in un appartamento aperto e accogliente che non aveva orari, ci rendemmo conto che la nostra amicizia, fatta di conversazioni iniziate più di dieci anni prima, ma ancora aperte al dialogo e al contrappunto, poteva trascenderci e generare uno spazio di riflessione e creatività abitabile anche da altri, dare vita a una proposta culturale che ci è venuto naturale configurare come una casa editrice. Forse due uomini di lettere di un’altra generazione avrebbero fondato una rivista, e in futuro chissà.

Questo per quel che riguarda la scelta esistenziale, dal punto di vista più strettamente editoriale L’orma è nata dalla costatazione che le letterature di lingua francese e tedesca (che sono quelle da cui attingono le collane principali della casa editrice e di cui i due editori sono più specificatamente esperti) fossero sottorappresentate nel panorama editoriale italiano, soprattutto rispetto alla quantità e alla qualità della loro elaborazione culturale, e dalla convinzione che le letterature europee possano aiutarci a comprendere meglio una storia e una memoria condivise che ci riguardano tutti. Cesare Pavese, raccontando la scoperta di mondi letterari che il fascismo aveva reso inaccessibili, ha scritto: «scoprimmo l’Italia cercando gli uomini e le parole in America, in Russia, in Francia, nella Spagna». Oggi possiamo pensare che forse non stava descrivendo solo le esigenze di un’epoca di rinnovamento, ma anche una sorte ormai ineludibile per ogni europeo e il destino condiviso di un immaginario.

 

Dopo Il postoGli anniL’altra figlia Memoria di ragazza (recentemente pubblicato e che ha riscosso un successo alla trentesima edizione del Salone Internazionale del Libro a Torino) si dice Annie Ernaux, si legge L’orma. Vi sareste mai aspettati un riscontro simile, prima di decidere di pubblicarla? 

Quando abbiamo capito che potevamo pubblicare Annie Ernaux abbiamo contemporaneamente compreso che potevamo fondare L’orma. Per dirla meglio: all’inizio dell’ideazione della casa editrice abbiamo redatto una sorta di lista dei desideri, composta dagli autori che avremmo assolutamente voluto avere tra le nostre fila. Quando abbiamo avuto conferma che i titoli cruciali di Ernaux – quelli per i quali in Francia è già considerata un classico – non erano ancora stati acquistati e tradotti da altre case editrici e che il grande editore francese Gallimard aveva abbastanza fiducia nel nostro progetto, all’epoca ancora in nuce, da affidarci un’autrice di tale peso, allora ci siamo definitivamente detti che una casa editrice come quella che avevamo in mente aveva senso ed era possibile. Sul versante tedesco abbiamo avuto un’analoga sensazione con Uwe Johnson, del cui magnum opus abbiamo portato a compimento l’edizione in quattro volumi con il titolo I giorni e gli anni.

Per restare a Ernaux, eravamo da subito consapevoli di avere per le mani una delle più importanti scrittrici viventi e abbiamo cercato di adoperarci al massimo delle nostre capacità per quanto riguarda la cura redazionale, grafica e traduttoria. Conosciamo il potenziale dei suoi testi, e la responsabilità che abbiamo nel pubblicarli è proporzionale al loro valore. Ci aspettavamo senza dubbio un riscontro importante da parte della critica e dei lettori più attenti, ma naturalmente non potevamo essere certi della risposta del più ampio pubblico dei lettori. Ciò detto, vedere in classifica un’autrice di questa altezza letteraria scalda il cuore e, forse, sgombera anche qualche nube nera dall’orizzonte di un futuro editoriale in cui spesso si stenta a sperare.

 

I vostri libri sono ormai riconoscibilissimi in libreria e denotano una cura estrema per l’oggetto-libro. In anni di profonda crisi del mercato editoriale, qual è stata la molla che vi ha spinto a realizzare il vostro ambizioso progetto? 

La crisi, dura e difficile, riguarda la situazione economica generale e non solo il settore editoriale. Rischia di portare allo sconforto, ma spinge – quasi costringe – anche a cercare alternative, stimola l’inventiva, trasforma la ricerca del nuovo in una necessità. E inoltre, rompendo le logiche consolidate (sono proprio queste le prime a entrare in crisi), crea delle possibilità dove prima c’era un sistema chiuso.

Quando abbiamo cominciato a ideare L’orma abbiamo deciso di compiere l’esperimento mentale di immaginarla al di là delle contingenze interrogandoci su come avremmo voluto che fosse la nostra casa editrice ideale senza farci condizionare da quello che all’epoca definivamo «attrito della realtà» (che rischia di farti perdere in slancio e velocità), e quindi tantomeno dalla crisi economica. È un metodo che ci ha permesso una libertà e una spregiudicatezza di scelte che si sono rivelate fertili anche quando poi ci siamo confrontati più direttamente con le condizioni reali del mercato.

Inoltre spesso il momento giusto per cominciare coincide semplicemente con quello in cui si prende la decisione di iniziare.

 

Tre libri del vostro catalogo da consigliare a chi non ha mai letto niente de L’orma

Gli anni di Annie Ernaux perché è un classico contemporaneo che interpella l’esperienza di ciascuno e appartiene alla preziosa categoria dei libri che ti cambiano la vita, è un romanzo che con disarmante coraggio mette in opera un’idea di memoria che, con gli strumenti del lavoro editoriale, vorremmo contribuire a costruire e diffondere anche noi; Il Brady di Jacques Thorens che racconta la storia del cinema più sgangherato di Parigi, è una lettura divertentissima e descrive alla perfezione lo spirito “Kreuzville” a cui abbiamo intitolato la nostra collana più identitaria, cioè un’idea del contemporaneo come affresco coloratissimo di mille pluralità che convivono assieme; Il romanzo dei tui di Bertolt Brecht perché è un inedito di un maestro del Novecento, un testo satirico che si scaglia, ridendo, contro conformismi e preconcetti intellettuali e ricorda che si è sempre responsabili non solo dei propri atti, ma anche e soprattutto delle proprie opinioni e dei propri pensieri.

L’orma, l’editore del mese di maggio 2017 di Goodbook.it 

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