«Avrò diciotto anni da uomo»: ‘La madre di Eva’ di Silvia Ferreri

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Avevi voluto che lo scrivessi nella tua letterina. «Caro Babbo Natale, per regalo vorrei svegliarmi con il pisello al posto della patatina».

Eva è stata una bambina, una ragazzina e poi una giovane donna. Figlia unica, amata dai suoi genitori più di qualsiasi altra persona al mondo. Eppure, dentro di sé, Eva è sempre stata Alessandro: a partire da quando, a cinque anni, confessò alla cuginetta di far la pipì come i maschi. O forse ancora prima. Tante le piccole avvisaglie, i ricordi e i dolori che sua madre ripercorre mentre lei si trova nell’asettica sala operatoria, pronta al suo grande cambiamento. In La madre di Eva, primo romanzo della giornalista e scrittrice Silvia Ferreri (Neo Edizioni), si viene risucchiati dalla difficile situazione che devono vivere le persone female to male, coloro che hanno deciso di transitare dal genere femminile a quello maschile.

Dove sei ora, Eva? In quale cielo stanno vagando i tuoi pensieri? Dove sarai quando ti sveglierai? Tu credi in un corpo nuovo, pensi che una bacchetta magica ti cambierà la pelle e le ossa. Non sai ancora che sarai un fascio di lividi neri, che sarai gonfia e cucita, svuotata da dentro come un animale da impagliare. 

Nulla è omesso nel romanzo: i primi dolori di Eva nascono dalla più tenera età e si acuiscono nell’adolescenza, età in cui viene presa di mira e bullizzata per il suo sentirsi diversa. Si tratta di una sorta di lunga confessione, una lettera accorata che viene scritta da una madre a sua figlia. Come fosse un eterno flusso di coscienza capace di mischiare più livelli temporali (passato/presente e anche futuro), a tratti la narrazione assume i toni di una nenia rassicurante, in altri diventa uno sfogo necessario, poi una preghiera disperata e si chiude nella presa di coscienza totalizzante che sì, proprio quell’operazione, agognata da tutta una vita, è tutto ciò che sua figlia vuole. Quindi La madre di Eva ha una figlia che ha sempre desiderato essere suo figlio. Non dover fingere di essere altro da sé, potersi sentire libero di essere Alessandro. Pur essendo nato in un corpo femminile.

Chirurgia demolitiva, così si chiama la prima parte del tuo intervento. Demoliscono quello che io ho fatto con tanta cura.

Il cammino verso la rinascita di Eva/Alessandro è lento e doloroso. La decisione di prendere un aereo per arrivare fino in Serbia e operarsi è l’ultimo step di tante prove: vestire panni e preferire attività maschili fin dall’asilo, camuffare le sue forme con felpe larghe e fasce strette, tagliare i capelli, fare le prove con il rasoio del papà davanti allo specchio. Tutto era in continuo mutamento sotto gli occhi di questa mamma senza nome, ma col cuore gonfio d’amore, che non capisce, che si colpevolizza più e più volte, anche quando risulta palesemente il contrario.

Da qualche parte era uscita anche la storia che mia nonna avesse fatto un voto alla Madonna. Mio nonno era in guerra. E non si avevano sue notizie da tempo. Lei si votò. Aveva già due figlie. Disse fallo tornare e ti prometto altre femmine, da me e da tutte quelle che ne discenderanno. Mio nonno tornò e la Madonna ebbe da mia nonna le altre due bambine promesse. E molte altre dalle generazioni successive. 

Se sua figlia non stava bene con sé stessa e col suo corpo, la colpa era solo sua e del fatto che l’aveva fatta femmina. Da maschio sarebbe stato tutto più facile, pensava La madre di Eva. Inutile colpevolizzarsi, inutile colpevolizzarla. La cosa migliore per aiutarla a stare meglio è solo una: assecondare il suo desiderio, con tutti i mezzi possibili.

Questa lunga confessione che una madre disperata fa a sua figlia che, a sua volta, disperata lo è ancor di più diventa un diario emozionale molto doloroso in cui per gradi vengono attraversate tutte le fasi dell’elaborazione di un lutto: shock iniziale, negazione, negoziazione, depressione e accettazione. Perché, in fin dei conti, proprio di lutto si tratta: c’è una madre che vede morire la sua bella bambina su un freddo tavolo operatorio per lasciar il posto all’uomo che c’è in lei da sempre e vorrebbe tirarla via, compiere un atto di puro egoismo e dire femmina sei e femmina resti. Eppure La madre di Eva capirà che questa sua protezione ostinata che ha nei confronti della figlia è solo un modo per proteggere sé stessa, per sforzarsi di non vedere la realtà. Allora l’accompagnerà anche in capo al mondo per vederla finalmente felice.

Mi chiedo cosa avrebbe risposto mamma coniglio alla tua richiesta: «Se vuoi farti smembrare a diciotto anni per cambiare sesso, io ti porterò in capo al mondo per farlo e aspetterò seduta là fuori che tutto succeda».

La madre di Eva non è un romanzo da leggere a cuor leggero: Silvia Ferreri ha scelto la forma del ricordo e della confessione per dar voce e spazio ad un argomento difficile ed è sicuramente anche per questo motivo che la storia sembra ramificarsi in tanti aspetti della vita della madre, quando ancora non era tale, e di traverso di quella di sua figlia, quando ancora non era pienamente consapevole di chi voleva essere. O, meglio, lo aveva capito benissimo, ma faticava a farsi comprendere da chi l’amava di più.

La madre di Eva, Silvia Ferreri, Neo Edizioni, pp. 200

 

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