Alla scoperta degli outsider con Fredrik Sjöberg

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«Le persone non sono interessate agli insetti, ma alle altre persone sì.»

È questa risposta che, in un martedì di inizio giugno, nella redazione di Iperborea, comincia l’incontro con Fredrik Sjöberg. Un’affermazione che contiene gran parte de suo fare letteratura. Perché Sjöberg riesce a raccontare storie attingendole da fonti che nessuno si aspetterebbe. Lo fa mescolando aneddoti, saggistica e divagazioni, facendo divulgazione scientifica. L’autore di L’arte di collezionare mosche (2015) e Il re dell’uvetta (2016) si trovava in Italia per presentare l’ultimo tassello della sua trilogia, L’arte della fuga, un tour che lo ha visto impegnato da Ivrea, a Milano passando per Novara e che si è concluso a Venezia.

«Per collezionare non si deve per forza essere uno scienziato. Scrivere è senza dubbio la parte più difficile, quella che mi piace di più è ricercare, collezionare. La mia gioia nella scrittura è la ricerca: per me la scrittura è un mezzo di libertà.»

Sjöberg colleziona storie e ama raccontare della vita di certi outsider di cui altrimenti non avremmo mai sentito parlare: inizia la sua trilogia con la storia di René Malaise, l’inventore della trappola che ha permesso la scoperta di migliaia di nuove specie e la continua con Gustaf Eisen, zoologo, pittore, archeologo, fotografo, leggendario esperto di lombrichi in Svezia e pioniere della coltivazione dell’uvetta in California.

A questo proposito, durante la chiacchierata in redazione, ha raccontato che il suo spirito di collezionismo si riflette, ovviamente, anche sulla sua scrittura:

«Per definizione la collezione di una vita non sarà mai completa. La mia trilogia è una collezione sempre aperta.»

E, a chi gli chiede della possibilità di inquadrare ciò che scrive in un determinato genere letterario, risponde naturalmente di no.

«Non amo le classificazioni: non volevo essere classificato, etichettato. I miei libri sono libri.»

L’arte della fuga ha come protagonista quello che Sjöberg chiama il pittore dei pini, Gunnar Widforss. La narrazione inizia con un aneddoto personale sempre legato a questo tipo di albero e poi si apre in lettere, ricerche, racconti, fonti, divagazioni, divulgazioni, curiosità. Proprio il fattore ‘curiosità’ è quello che sta alla base dell’attività di scrittore/collezionista di Fredrik Sjöberg, il motore del suo lavoro. Senza la curiosità i personaggi che racconta sarebbero rimasti nel dimenticatoio, senza che nessuno potesse interessarsi in grande o in minima parte alle loro vite. René, Gulaf e Gunnar sono tre presenze indispensabili perché l’opera affabulatoria di questo scrittore svedese portato in Italia grazie ai tipi di Iperborea possa compiersi pienamente.

Questa volta vi parlerò di un pittore. Si chiamava Gunnar Mauritz Widforss. Un acquarellista un po’ convenzionale specializzato in bei paesaggi. Montagne scoscese e grandi alberi. 

È nato a Stoccolma nel 1879 e morto a cinquantacinque anni il 30 novembre del 1934 nel Grand Canyon, in Arizona. Letteralmente sull’orlo dell’abisso, solo. È ormai dimenticato. E io sono il suo migliore amico. 

Il fatto che lo stesso Sjöberg si definisca migliore amico di Gunnar è importantissimo: lui, come scrittore, studioso, curioso lo ha riscoperto, l’ha scrollato dal baule dimenticato in cui era finita la memoria del pittore di pini e lo ha riportato alla luce. Dev’esserci per forza un patto di fiducia, quella fiducia che si riserva a persone degne di stima e che non si conoscono.

Fredrik Sjöberg è uno scrittore tanto riservato e (solo apparentemente) schivo, quanto aperto a nuove conoscenze e ad incanalare tutte le curiosità e le domande del mondo. Prima di congedarsi dal nostro incontro ci ha anche svelato un’anticipazione sul suo prossimo lavoro. Neanche a farlo apposta sta scrivendo di un altro artista dimenticato: Anton Dick, un pittore danese, grande amico del nostro Modigliani.

Ogni vita umana è un labirinto. Se si trova l’ingresso, ci si può aggirare dentro all’infinito. 

Adesso non ci resta che recuperare i primi due tasselli della trilogia (se, proprio come me, non li avete ancora letti tutti e tre) e/o anche solo L’arte della fuga per cominciarci a preparare a conoscere un altro dei suoi outsider. Scommetto non vediamo l’ora.

L’arte della fuga, Fredrik Sjöberg, Iperborea, pp. 192

(traduzione dallo svedese di Fulvio Ferrari) 

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