Tutta l’umanità di una scrittrice: L’ospite di Lalla Romano

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on TumblrShare on LinkedInShare on Google+
Questa recensione è stata precedentemente pubblicata su WordPress.

Questo lunedì dei libri doveva rientrare di diritto nella rubrica Prime Letture perché, pur avendo studiato l’opera di Lalla Romano dal punto di vista editoriale, non avevo mai letto nulla di suo. Grave mancanza la mia, a cui ho potuto rimediare in occasione del centodecimo anniversario dalla nascita della scrittrice, pittrice, nonna.

Sì, proprio nonna. Non si tratta di un refuso per donna, anche se il campo semantico resterebbe del tutto inalterato.

img_20161114_150055

Tutto è stato nuovo nuovo con Emiliano.

L’ospite (già pubblicato da Einaudi nel 1974, oggi riedito da Lindau e corredato di una copertina meravigliosamente delicata che ne rispecchia appieno lo stile) affronta in chiave totalizzante il rapporto della Romano con Emiliano, il figlio di suo figlio, che diventa ospite più desiderato al mondo durante quei quaranta giorni in cui i suoi genitori decidono, senza non poche prove preliminari, di affidarlo alle cure della nonna paterna.

Intorno era il mio solito mondo non più mio. Le pile frananti, le torri pendenti dei libri, dei fogli l’instabile proliferazione delle immagini appuntate dappertutto su muri e scaffali, con chiodi e spilli, con puntine da disegno.

Non potevo più né leggere, né scrivere, né, di notte, dormire.

Lei, abituata alla sua attività intellettuale corredata di tanto in tanto dalla musica del giradischi. Lui, piccolo, biondo e tenero, che si fa portatore di una novità che si trasforma in un condivisibile senso di apprensione, dilagando in tutta la casa della scrittrice e coinvolgendone chi vi abita, per nulla abituati alla presenza di un bambino.

Ero già piena di paura. Mi scoprii a sperare assurdamente che capitasse qualcosa per cui cambiassero idea. La grazia, l’allegria di Emiliano non mi aiutavano: appartenevano a ciò che mi spaventava.

Paragonato progressivamente a una tartaruga, a un gatto e a un piccolo Buddha in meditazione, Emiliano non è considerato come tutti gli altri bambini della sua età. Emiliano è Emiliano,  incarnazione del primitivo, del puer divino: curioso, serafico, ma niente che lo ricollegasse ai puttini michelanghioleschi. Piccolo, ma che esiste da sempre e per sempre. Presenza necessaria e ingombrante, senza pesare mai e che diventa punto di attrazione senza immaginare minimamente di esserlo.

La notte, per lo più, dopo aver bevuto, ricadeva giù; ma poteva anche darsi che si svegliasse, guardasse intorno con interesse. Guardava i quadri, le stampe colorate appuntate ai muri, si sporgeva per avvicinarsi come fanno gli intenditori. Che fare? Lo prendevo in collo, avvolto nel vecchio, e passeggiavo cantando nel corridoio buio.

L’ospite di Lalla Romano è un esempio di come la narrazione autobiografica possa fornire lo spunto per dedicarsi, oltre che alla letteratura, all’arte che diventa vita quando è proprio la vita a farsi arte: non solo con la rievocazione su carta di oggetti da trattare come reliquie (ad esempio le scarpette con cui il bambino ha mosso i primi passi), ma anche i continui rimandi artistico-letterari che arricchiscono questa prosa che si fa poesia.

Ne esce un ritratto della stessa Lalla Romano al pieno della sua umanità in quanto donna, scrittrice e figura di riferimento per quell’esserino che ha bisogno di tutta la sua energia e attenzione. Mai ebbe occasione per sentirsi così umana davanti all’arte fatta vita.

Le prime scarpette di Emiliano – consunte sulle punte per quel battere sui pavimenti – sono conservate in una teca trasparente – non di cristallo – insieme a certe rose di seta per abiti da sera, mai messe e rimaste lì.

Feticismo? E con questo? L’amore è uno; e non è detto che nelle sue cosiddette distorsioni sia meno vero, meno nobile.

La delicatezza del linguaggio non subisce mutamenti neanche in quei punti in cui il trasporto per questa creatura che altro da sé è più evidente. Questo rimando alla corrispondenza di  sensi della nonna innamorata per il nipote è sottolineata da Pier Paolo Pasolini che, apprezzando molto il libro, su Il tempo illustrato del 1 luglio 1973, presenta così L’ospite:

L’amore che ha travolto la donna anziana per il giovane non è un amore platonico: è un amore completo, che comprende, dunque, i sensi e il sesso . E anche se non giunge mai al compimento naturale, alla congiunzione, esso ha però tutti i riconoscibili e incoercibili caratteri della passione.

E ancora:

Il libro è scritto in una lingua pura, eletta e selettiva; non c’è mai un errore di gusto o una forma espressionistica: lo spirito, un certo spirito, che presiede alla lingua della poesia, presiede a questo breve romanzo in prosa, fatto come brevi lasse, leggere e assolute. 

Lalla Romano apprezzò molto il giudizio di Pasolini, specie quello sullo stile (un po’ meno quello che spingeva sull’interpretazione amorosa del rapporto nonna-nipote).

Vi ho voluto parlare di questa mia scoperta letteraria dopo essere stata alla presentazione del libro sabato scorso nella bellissima cornice della Sala Lalla Romano presso la Biblioteca Nazionale Braidense in Brera, qui a Milano, durante la quale il curatore, Giovanni Tesio, in conversazione con Ezio Quarantelli (editore Lindau), Gabriella D’Ina (Presidente dell’Associazione Amici di Lalla Romano) e Antonio Ria (moderatore) ci hanno permesso di conoscere più da vicino il mondo di questa scrittrice che viveva di scrittura e per la scrittura.

Bellissima, inoltre, la scelta di Lindau di corredare l’edizione con il fronte della prima pagina del manoscritto originale vergato dalla Romano (che potete vedere in foto).

Adesso ho solo voglia di recuperare tutta la sua intera bibliografia.

L’ospite, Lalla Romano, pp. 144, Edizioni Lindau (con la prefazione di Giovanni Tesio e uno scritto di Pier Paolo Pasolini) 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on TumblrShare on LinkedInShare on Google+

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *