Emanciparsi sentimentalmente, negli anni Trenta come oggi: ‘Marie aspetta Marie’ di Madeleine Bourdouxhe

Possibile che un romanzo scritto da una donna su una donna negli anni Quaranta e ambientato negli anni Trenta risulti più che attuale se letto ai nostri giorni?

È il 1943 quando la scrittrice belga Madeleine Bourdouxhe pubblica À la recherche de Marie, suo secondo romanzo dopo La donna di Gilles. È il 2018 quando Adelphi lo porta in Italia, nell’ accurata traduzione di Graziella Cillario. Nel mezzo, e precisamente nel 1989, il romanzo aveva già avuto il suo battesimo in Francia, dove arriva col titolo Wagram 17-42. Marie attend Marie.

Era suo marito. Da lui non si aspettava né gioie né pene d’amore. Ma lo amava di un affetto che non escludeva la carne; desiderava che fosse felice moralmente ma anche nel corpo. Era il suo diletto fratello. Era un amico il cui volto, le braccia, le gambe, le vene, il sangue e tutto ciò che lo faceva vivere erano cose preziose, e potevano essere per lei fonte di dolore. Suo marito avrebbe potuto significare anche: piacere, desiderio, amore; e sarebbe stato infinitamente bello. Ma avrebbe anche potuto significare: indifferenza; e sarebbe stato tutto più facile. Ma non era né l’uno né l’altro.

Dalle parole della Bourdouxhe, conosciamo subito Marie, trentenne che dà ripetizioni di lettere classiche, sposata con Jean. Il loro matrimonio sarebbe da ritenere felice, eppure nel tempo qualcosa cambia. I due cominciano ad allotanarsi. Reciprocamente. Complici di questo un inaspettato incontro estivo per Marie e quelle, non sempre nascoste, scappatelle del marito. Sullo sfondo, sempre presenti tra gli andirivieni fatti di viaggi in treno che rendono perfettamente il loro ritmo nella stessa scrittura del romanzo, ci sono una Parigi poetica e sempre in movimento degli anni Trenta, e la lieta parentesi delle vacanze estive in Costa Azzurra. Proprio la trasferta estiva è il momento della spaccatura nella quotidianità di Marie e l’inizio della sua emancipazione, sia personale che, soprattutto, sentimentale. Emancipazione che ci arriva da una donna decisa, mai ferma, decisamente fuori dal suo tempo.

La vita non è una storia che si racconta. Tutt’al più, potrebbe essere una storia che si rappresenta.

Se nel titolo c’è tutto il campo semantico dell’attesa, al contrario Marie non sembra fermarsi mai. In concomitanza con un triste trasferimento nella provincia belga (la cui causa è il trasferimento per lavoro del marito), Claude, la sorella maggiore di Marie, ha decisamente bisogno di lei. Così Marie comincia a fare la spola tra la sua nuova (e si spera temporenea) residenza e la tanto amata Parigi. Viaggiando, inizia quasi letteralmente a bere la vita tutta d’un fiato: rivede il ragazzo senza nome dell’avventura estiva e questa storia le scalda il cuore, beve spesso in compagnia, non si vergogna di girare o di cenare sola in un locale.

Chi vive più di un amore vive anche più di una lacerazione. E forse un costante susseguirsi di solitudini.

Nella sua continua ricerca della pienezza personale, Marie ha un solo e unico ostacolo da arginare: la solitudine data dalla mancanza di certezze. Eppure Marie riesce a girare intorno al problema dimostrandosi libera, assolutamente anticonformista e decisa a non sottostare ad una società che la vedrebbe bene come moglie devota in eterna attesa a casa.

Caratterizzando la sua protagonista al massimo della sua forza emotiva, con Marie aspetta Marie Madeleine Bourdouxhe ci regala il ritratto spezzato, incalzante e pieno di riflessioni di una donna che nel duemiladiciotto ci vivrebbe benissimo. Perché Marie, alla fine, aspetta solo sé stessa.

 

Marie aspetta Marie di Madeleine Bourdouxhe

Marie aspetta Marie, Madeleine Bourdouxhe, Adelphi Edizioni, pp. 145

(con la traduzione di Graziella Cillario) 

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Leggo e scrivo di libri. Vado ai concerti. Lavoro coi social. Cerco cose belle. Consigli di lettura ogni lunedì.

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