Di ritorni e strane fitte alla bocca dello stomaco: ‘La memoria delle tartarughe marine’ di Simona Binni

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Fa strano ammetterlo: si va sempre via di casa sempre per un motivo. Compiuta l’età x si parte, con una vaga idea di futuro migliore in tasca, che sia idealizzato o meno, di sicuro è pieno di speranza. Si cercano nuove prospettive e orizzonti, si travalicano confini, con determinazione e un pizzico di ostinazione, per afferrare quella straordinaria novità capace di cambiarci la vita, quell’opportunità di emancipazione che, ci si ripete come un mantra, studiando fuori o cercando un lavoro migliore a chilometri e chilometri da casa dovrà arrivare per forza prima o poi. Magari non cambia nulla, ma intanto si va. O forse dopo un po’ cambia davvero tutto, sia per chi parte che per chi resta. Allora ci si sente inadeguati, dei veri pesci fuor d’acqua, letteralmente incapaci di riconoscere casa e affetti nell’uno e nell’altro posto.Eppure a volte si decide anche di ritornare.

È proprio quello che succede a Giacomo, il protagonista con un velo di malinconia sempre presente sul viso di La memoria delle tartarughe marine di Simona Binni, che ne ha curato testi e illustrazioni, alle prese per la seconda volta, dopo diverse storie per i più piccini, con un suo graphic novel maturo pubblicato da Tunué.

Giacomo vive da anni a Milano, dove ha studiato e ora lavora, ma è originario di Lampedusa, perla del Mediterraneo o, come la chiamava sua madre quand’era piccolo non nascondendo un velo di sconforto, «il sasso». Proprio sua madre lo spinse a partire, desiderando per lui una vita migliore della sua, lei che quell’isola non l’aveva mai abbandonata, restando a fronteggiare difficoltà economiche e lutti. Giacomo ha un fratello maggiore, Davide, rimasto a Lampedusa. Un sognatore, appassionato di tartarughe marine fin dall’infanzia. Per non staccarsi dagli amati animaletti, che studiava con entusiasmo e interesse, Davide è diventato pescatore, proprio come loro padre, e ha vissuto gran parte della sua vita sul Nautilus, il suo peschereccio. All’improvviso Davide ha un malore e per Giacomo, unico rimasto della famiglia e per giunta lontano, si presenta l’ora di tornare a Lampedusa.

 

Una volta in Sicilia Giacomo scopre che no, non avrebbe fatto presto ritorno a Milano, non avrebbe sbrigato la faccenda del peschereccio nel minor tempo possibile. Quello che trova a dieci anni dalla sua partenza smuoverà in lui una serie di ricordi dolci e tristi legati a Davide, alla loro infanzia, alal vita che conducevano a Lampedusa, spicchio di terra nel mare bellissimo e difficile dove tutto sembra di passaggio e niente si muove davvero, a cominciare dai periodici sbarchi di migranti disperati. A Lampedusa Giacomo rivede vecchie amicizie, con cui ora fatica a rapportarsi, e viene accolto da una sorpresa: il Nautilus è abitato. A bordo ci trova Nelly, una biologa marina fino all’ultimo amica di Davide, Tonno, un vecchio pescatore, e Taro, piccolo migrante senza nome scampato ad un incidente in mare di cui è l’unico superstite. A nulla serviranno i puoi improrperi per convincere i tre ad abbandonare il peschereccio. Questo strano incontro cambierà tutti i suoi piani

 

Esiste un fenomeno chiamato homing, che interessa più o meno tutti, ma anche e soprattutto le tartarughe marine: in origine erano animali di terra, poi con l’arrivo dei dinosauri furono spinte in mare. Per sopravvivenza. Periodicamente, però, tornano sulla terra per deporre le uova. Tutto questo è l’homing, o la memoria delle tartarughe marine. Come le tartarughe fanno ritorno sulla terraferma, così Giacomo, non senza conseguenze a livello emotivo, rimette piede sulla sua isola. Con sé porta un fardello di sensi di colpa e strette alla bocca dello stomaco, difficilissime da sopportare, ma che col tempo non pregiudicheranno il suo voler guardare oltre. Anzi: pur non essendone totalmente consapevole Giacomo riuscirà ad onorare la memoria di Davide.

Le tavole di Simona Binni hanno lo stesso effetto di un caldo abbraccio: i personaggi non hanno paura di esprimere i loro sentimenti, succede e basta, anche in quei momenti in cui a predominare è il silenzio; i colori usati sono avvolgenti, rassicuranti, è come avere vicino qualcuno che ci dica non preoccuparti, anche se tutto è partito col piede sbagliato, si sistemerà presto.

Non solo. Già in Silverwood Lake si poteva apprezzare la capacità della Binni di raccontare a parole e disegni quanto determinati aspetti sociali fossero capaci di influire, in maniera più o meno evidente, sulla vita di ognuno di noi. Ora, con La memoria delle tartarughe marine, affronta il tema delicatissimo del ritorno sotto diversi punti di vista: c’è chi fa ritorno a casa dopo anni, sebbene avesse potuto tornarci in qualsiasi momento, e c’è chi da casa scappa perché lì c’è la guerra, trovandosi così nella condizione di rifugiato. La scelta di ambientare la storia a Lampedusa, poi, vale più di tutto.

La memoria delle tartarughe marine conferma la bravura della sua autrice nel tessere trame e destini diversi in un’unica storia che definire toccante è riduttivo. Un graphic novel che vi accarezzerà l’anima senza scossoni. Un viaggio di ritorno a casa che, inaspettatamente, cambia la prospettiva di un’intera vita e tutto aggiusta, alleggerendo un pochino il fardello dei sensi di colpa e degli sbagli del passato. Piantino assicurato.

 

 

La memoria delle tartarughe marine, Simona Binni, Tunué, pp. 176

 

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