Un aldilà tutt’altro che silenzioso: ‘Parole nella polvere’ di Máirtín Ó Cadhain

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— Chiedo la parola! Chiedo la parola…

Qual è il primo pensiero che dovrebbe saltarci in mente, se si volesse pensare a ciò che ci aspetta dopo la morte? Mettendo da parte fede e credenze varie ed eventuali, lo status più quotato dovebbe essere un posto, più o meno brutto, più o meno buio, più o meno rassicurante, ma senza dubbio muto. Silenzioso. Per l’eternità. Ebbene, quel silenzio eternizzante che dovrebbe caratterizzare il luogo in cui si ci ritrova catapultati dopo la morte sembra essere proprio un luogo comune.

O almeno è così per Máirtín Ó Cadhain, una delle più importanti voci della letteratura irlandese del Novecento, ancora poco conosciuto in Italia. Ecco che quest’anno Edizioni Lindau ha fronteggiato questa lacuna editoriale, pubblicando la prima traduzione italiana di quello che, in patria e nei paesi anglofoni, è considerato il suo capolavoro: Cré na Cille Parole nella polvere.

La storia editoriale di Parole nella polvere, che è stato prima pubblicato nella sua lingua originale, il gaelico, ha visto poi la mediazione di ben tre traduzioni inglesi (di cui una americana). In Italia l’immenso lavoro di traduzione che, a partire dalle varie versioni in inglese, ci permette di leggere questo lungo dialogo corale e colorito vede all’opera, come ci spiega Paola Quarantelli caporedattrice di Lindau, in questo articolo, non uno, ma quattro traduttori: Luisa Anzolin, Laura Macedonio, Vincenzo Perna e Thais Siciliano.

— Gesù, Giuseppe e Maria! Sono viva o morta? E questi qui sono vivi o morti? Tutti discutono come quando erano sulla terra! Pensavo che una volta sottoterra, senza più preoccupazioni e lavori domestici e neanche la paura del vento e del brutto tempo, sarei stata in pace… Ma perché tutti questi litigi nella terra del cimitero?

Volendo descrivere Parole nella polvere in un solo termine, questo potrebbe essere «turbinio»: tante sono, infatti, le voci che si accavallano nel piccolo cimitero del Connemara, a pochi passi dall’oceano. Voci che si sovrastano, si arrampicano su sé stesse per ricevere notizie, rassicurazioni e pettegolezzi. Voci che pregano e bestemmiano, che lodano, incensano e sì, mandano anche a quel paese. Sono le voci delle anime dei morti che, proprio come se si trovassero ancora nel loro paesino irlandese, ripropongono proprio quelle che erano le loro abitudini da vivi. Come sapevano tutto di tutti in vita, vogliono continuare a sapere altrettanto anche da morti.

Della verde Irlanda del nostro immaginario collettivo rimane poco o niente: la terra in cui sono sepolti è arida e brulla. Da qui l’eterna lotta della maggior parte dei dialoganti di assicurarsi una e una sola certezza postuma: quella di venire seppelliti nel miglior lotto di terra possibile, possibilmente quello da una sterlina.

Il lotto da quindici scellini va benissimo. Avrà detto così. Cos’altro sennò? La figlia di Nóra Sheáinín. Ma con lei non ho ancora finito. Di sicuro al prossimo parto arriverà qui, e allora, buon Dio, la concerò per le feste. E nel frattempo metterò a posto sua madre – sì, proprio Nóra Sheáinín.

Tra le tante voci si fa insistente e squillante quella di Caitríona Pháidín, seppellita di recente, che sgomita per sapere del suo funerale e ha portato fino a dentro la tomba l’astio per sua nuora, sua consuocera Nóra Sheáinín, sua sorella Nell che l’ha vista morire e per qualsiasi abitante del Connemara che non le andasse a genio. La voce di Caitríona acquista autorevolezza tra le altre proprio nel momento in cui, sebbene fosse stata seppellita da pochissimo, riesce a risvegliare le altre anime dal torpore eterno. Senza paura di sembrare venale, Caitríona tiene a quello che dopo la morte resterà di lei agli altri, quindi non si fa scrupoli nel chiedere mille e più volte di suo figlio, della sua poco amata nuora, del lotto di terra in cui è seppellita, della croce che tanto agogna e che non è stata ancora posta sulla sua tomba.

— Caitríona è verde di rabbia per essere morta prima di Nell. Quand’ero viva, la vedevo spesso pesso per strada che borbottava: «Andrò di persona al cimitero a scavare la fossa di Nell…».

Un’altra voce presente e che ritorna ciclicamente è quella della «Tromba del Cimitero»: apre i diversi interludi in cui è diviso Parole nella polvere e ha la funzione di raccordare il caos delle anime eterne.

L’aldilà è tutt’altro che un posto tranquillo e senza vita, quindi. Al vociare delle anime fa da sfondo l’Irlanda in piena seconda guerra mondiale, con la sua gente che si affatica per non vivere in una condizione di povertà estrema.

— (…) Oh, Muraed, se potessimo trovarci un angolino tranquillo solo per noi due! Sulla terra, almeno, se non volevi la compagnia di qualcuno, potevi mollarlo lì e andartane. Ma ahimè, purtroppo i morti devono restarsene nel loro posto nella terra del cimitero…

Dalla prosa di Máirtín Ó Cadhain è chiaro che il motore della sua scrittura deve essere stato sicuramente il grande interesse per le tematiche sociali accompagnato dal desiderio di trasporre l’oralità della sua gente nel romanzo che si trovaca a scrivere. Per quanto riguarda il fattore dialogico, è evidente fin dalle prime pagine di Parole nella polvere che questo non ha una trama ben delineata: in compenso ci sono tanti avvenimenti da ricavare a spizzichi e bocconi dalle parole delle stesse anime. Tanti anche gli intercalari che caratterizzano e vivificano le storie del Ccmitero del Connemara, di cui il più frequente è forse:

— Chiedo la parola! Datemi la parola!

O anche una delle espressioni ricorrenti di Caitríona:

«Ababùna!»

Soffermandoci invece sulla tematica sociale e politica presente in Parole nella polvere, troveremo sempre, in tutto il romanzo, un chiaro tentativo da parte di Máirtín Ó Cadhain di voler riproporre, anche nel luogo eterno creato per il cimitero del Connemara, lo stesso ordine democratico di cui, almeno in quel periodo storico, non era possibile servirsi in vita. Ci riesce spingendo i suoi personaggi, le sue anime, a voler organizzare delle elezioni, pur trovandosi morti e sepolti.

—… Anche noi, i morti da mezza ghinea, abbiamo un candidato per queste elezioni. Come gli altri due gruppi – i morti da una da una sterlina e quelli da quindici scellini – non abbiamo niente da offrire ai compagni defunti. Ma perdiamo parte alle elezioni del cimitero perché noi, il Partito dei Mezza Ghinea, seguiamo una linea politica. Se l’elezione porta benefici alla comunità sulla terra, deve portarli anche qui sotto. Le elezioni sono l’essenza della demorazia. Noi del camposanto siamo i veri democratici.

Parole nella polvere è un’esperienza di lettura a più livelli che già dall’inizio si prenderà tutto il diritto di spaesarvi e poi, procedendo di interludio in intereludio, da una terra nera a quella sparsa, passando per una altrettanto sgretolata, vi permetterà di nutrire interesse per i fatti raccontati, che siano questi di ordine personale, politico o universale.

Máirtín Ó Cadhain è riuscito a trasmettere l’anima della sua Irlanda del Novecento, attraverso l’affastellarsi di tante voci diverse. Voci che fanno l’unica cosa possibile nel loro stato, senza dubbio quella che sanno fare meglio: si raccontano.

 

 

Parole nella polvere, Máirtín Ó Cadhain, Edizioni Lindau, pp. 400

(traduzione di Luisa Anzolin, Laura Macedonio, Vincenzo Perna e Thais Siciliano)

 

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2 thoughts on “Un aldilà tutt’altro che silenzioso: ‘Parole nella polvere’ di Máirtín Ó Cadhain

  1. Finalmente! Aspettavo questa recensione fin da quando, ai primi di ottobre, avevi postato una foto su Instagram di questo libro e con questa recensione non hai fatto altro che aumentare il mio interesse e la voglia di immergermi in un’opera così originale. Non conoscevo né l’autore, né l’opera e c’è bisogno che io recuperi al più presto!

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