Storie e ritratti di gente di montagna: ‘Pralève e altri racconti di montagna’ di Lalla Romano

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Prendete una località montana in cui passare un luglio abitudinario, ma mai senza sorprese, e il diario di viaggio di una delle scrittrici della letteratura italiana contemporanea da conoscere e (ri)scoprire e avrete sotto i vostri occhi Pralève e altri racconti di montagna di Lalla Romano, nella delicata edizione che Lindau ha dato alle stampe proprio quest’estate.

Che a Pralève si fosse trapiantati in una dimensione diversa l’avevo capito subito. Si era liberi, o meglio, liberati; ma anche si faceva parte di un ordine. Tale condizione doveva provenire non soltanto dal carattere naturale del luogo, ma anche da quello della comunità formata dagli abitanti, nativi e di passaggio.

La primissima sensazione che si ha leggendo a questi racconti di montagna è quella di trovarsi davanti ad una tavolozza, su cui, da brava artista capace di mescolare pittura e scrittura, la Romano delinea i profili delle persone che incontra durante il suo soggiorno estivo in Val d’Aosta, a Pralève (o Cheneil).

Il tempo della storia rimane un presente contemporaneo alla Romano. I tratti che lascia sul taccuino diventano parole fugaci e incisive, che tratteggia, abbozza e marca con spiccatissima capacità introspettiva. Questa sua bravura è stata apprezzata da Primo Levi e Italo Calvino, già ai tempi della prima pubblicazione del nucleo originario di cui è composta la raccolta, La villeggiante (1975), uscito per i tipi di Einaudi. La riedizione Lindau correda i racconti della prima ora con altri tre racconti A Cheneil d’autunnoProfili di pietra e Vetan.

Non è comodo, arrivare a Pralève. Non è neanche comodo starci, nel senso che mancano parecchi «conforti»; e questa è la seconda ragione del suo privilegiato isolamento: non meno ovvia e altrettanto insufficiente della prima. Conviene tralasciare le altre: è come cercare le prove dell’esistenza di Dio.

La seconda sensazione trasmessa dal racconto di Pralève non ci nasconde di certo la sua  primaria caratteristica di luogo montano, quindi impervio per definizione. Faticoso, tortuoso, sconosciuto. Un fattore, questo, che si riflette nelle parole di Lalla Romano sulla descrizione sia fisica che caratteriale che la scrittrice fa delle persone incontrate durante il suo soggiorno. Gente “tutta d’un pezzo”, volendo semplificare. Proprio come la Nanda del Corona, di professione albergatrice, o prima ancora la vedova Cristillin, che guida la corriera, dell’ingegnere che prova un certo moto dell’animo per le esistenze dei ricchi e di tutti gli altri abitanti di Pralève.

L’unico sprazzo di umanità pura e docile Lalla Romano la trova, inaspettatamente, proprio sul quel mezzo di trasporto, nei panni di una sordomuta:

La sola persona comunicativa che abbia mai incontrato sulla corriera è stata una volta una sordomuta. Era seduta accanto a me; avevo notato che il suo vestito era grigio, roba quasi nuova, pulita, grigio anche il fazzoletto sui capelli; forse la divisa di uno ospizio. Stava ingobbita, raccolta in sé; ma presto mi sorrise (…).

Quello che nasce dalle annotazioni di villeggiatura della Romano è un bisogno emotivo di raccontare un posto attraverso i gesti di chi lo abita: è come se la vita di montagna, anzi l’essenza stessa dell’ambiente circostante, si infondessero nello spirito e nel vigore della gente del paese. I racconti che fanno da corollario a quest’esperienza sono tutto tranne che molli e sprigionano la luce dei sentieri e delle conche d’alta quota.

Giravo sola, esploravo i posti: costoni, vallette, sentieri ancora per me senza nome. Ero gelosa di questo; e il fatto di poter andare, stare senza incontrare nessuno era proprio quello che avevo cercato a Pralève. Cosa facessero gli altri, non era difficile saperlo: andavano in giro anche loro. Ma i sentieri erano tanti.

Pralève e altri racconti di montagna racconta di una vita in un’estate e di tante vite in altrettante estati, con quello stile puntuale e immediato che caratterizza la prosa a cui un lettore abituale di Lalla Romano ha già preso gusto, mentre un altro che ancora non ha imparato a conoscerla faticherà a staccarsi dalle sue parole a racconto concluso.

Una cosa era acquisita: potevo bene star ferma o andare, parlare o tacere: nessuno avrebbe fatto caso. E non solo perché ogni movimento di persone scompariva in quella vastità, ma perché vigeva a Pralève una specie di legge non detta né scritta, che chiunque capitasse lì avvertiva: per cui ognuno era investito da una sovranità che non escludeva quella degli altri, così che tutto quello che ciascuno faceva era ben fatto. 

Leggere questi racconti significa imparare a guardare con nuovi occhi un’abitudine, uno scenario che potrebbe starci stretto, lasciando che siano i luoghi e la natura a parlare.

Pralève e altri racconti di montagna, Lalla Romano, Edizioni Lindau, pp. 144


Già in diverse occasioni, qui sul Lunedì dei libri, ho raccontato Lalla Romano, parlandovi di L’ospite e Inseparabile.

Insieme alla riscoperta della vita e dell’opera di Lalla Romano che Edizioni Lindau sta portando avanti con il suo lavoro voglio segnalarvi anche #FrammentiLeggeri, un bel progetto promosso da Diana di Non riesco a saziarmi di libri e Rossella di Retablo di parole che, insieme all’editore, stanno dando nuova voce alla Romano, comunicandone l’immediatezza della scrittura su Twitter: insomma, @lallaromano è un account da seguire assolutamente!

 

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