Sparire per essere raccontati: ‘Quello che non sono mi assomiglia’ di Gianluca Giraudo

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Quando mi sono guarda indietro io, più che a disagio, ho provato una vertigine. Ho scoperto in pratica che tutte le cose che avevo costruito nella vita non bastavano a fare una vita, a farla esprimere completamente.

Ci sono situazioni in cui la soluzione ai problemi del mondo sembra essere solo una: scappare, sparire, dissolversi. How to disappear completely, cantavano i Radiohead qualche tempo fa. Di fatti quella che Gianluca Giraudo racconta nel suo romanzo d’esordio, Quello che non sono mi assomiglia, pubblicato di recente da Autori Riuniti, parrebbe proprio la storia di una sparizione, un giallo (e non solo per il colore accesso della copertina). In realtà si rivela molto di più.

Grazie al mio lavoro so bene che di una persona non vediamo mai la persona, ma solo una rappresentazione.

Ignacio, professore di sociologia all’università, riceve dei referti medici e decide di tagliare la corda. Lascia ex moglie, figlia, figlio e svariate persone che lo conoscono (o pensano di) più o meno bene. A partire dal primo capitolo del romanzo, Ignacio si racconta in prima persona. In quelli seguenti tutti coloro che erano coinvolti più o meno direttamente nella sua vita lo raccontano a loro volta, le loro esistenze si incrociano anche se solo di striscio, in prima persona. Dalla notizia della sua sparizione si innesta una ricerca silente, una caccia all’indizio che poi è più un countdown verso qualcosa di sconosciuto, tanto che persino la numerazione di pagina di Quello che non sono mi assomiglia si sussegue a ritroso: -103, -102, -101, e così a scendere.

Solo Ignacio, il mio nome, continua a riportarmi in modo strenuo e inconfondibile a quegli anni, a mia madre, al ‘pueblo’. E considerando quante poche altre cose al mondo ci restano fedeli come i nomi, devo ammettere che è già abbastanza.

La narrazione, dopo il primo racconto che Ignacio fa di sé stesso, segue un andamento dal generale al particolare, senza una logica quasi impercettibile, ma una volta rintracciata è sempre presente. La seconda a rievocarlo intrecciandolo con la propria vita è sua figlia Emma, la preferita, che col padre si dimostra abbastanza dura:

Con Tom credo di sperimentare la stessa propensione, la stessa attitudine da crocerossima privilegiata che non può restituire al corso del tempo una vita ormai al capolinea. L’unico che non mi interessa salvare è mio padre.

Allo stesso modo, ma con toni diversi, ne parla un conoscente, che apprende della scomparsa dal prete del paese:

«Una curiosità, Emma l’hai pià sentita?». Freno la meraviglia del constatare che si ricorda di Emma e ammetto: «Molto poco in realtà». E allora inizia a spiegarmi di suo padre, di Ignacio, che da una settimana ha fatto perdere le sue tracce, non si sa più niente di lui, tranne che è sparito.

Man mano che aumentano le testimonianze, il racconto dedito alla ricerca di Ignacio si fa più accorato e forte. Tutti i narratori sono collegati tra di loro da fili relazionali invisibili, ma non troppo. La scelta di raccontare tutto alternando tante voci diverse in prima persona aiuta il lettore a mantenere sempre viva l’attenzione. Quello della sparizione, da argomento fondamentale, diventa una cosa che sta lì e viene rivangata, smossa, rivoltata nella speranza di trovare una soluzione all’assenza. Assenza che poi si farà presenza, ma in altre forme.

Da quasi un anno a questa parte non ho neanche più il disturbo di sforzarmi; se n’è andato. Ignacio ha lasciato improvvisamente mia madre, me e Emma come se fosse giusto così. Come se ce lo meritassimo. Un secondo c’era, il secondo dopo non c’era più: sparito, irreperibile, inghiottito dal vuoto. Morto? Tecnicamente sì.

Quello che non sono mi assomiglia è un romanzo corale spietato e accogliente, in cui tutto ciò che sembra essere la verità, la dimostrazione tangibile dell’esistenza, dei legami e degli affetti in realtà va oltre e diventa altro da sé. Proprio come parrebbero ricordarci i numeri di a pié di pagina disposti al contrario, in questo romanzo c’è il concetto del tempo che scorre inesorabile, c’è l’amore, c’è l’amicizia e c’è il rancore, ma soprattutto c’è l’apparenza, che in poco più di cento pagine viene indagata, confrontata con qualcosa che possa lontanamente somigliarle e sviscerata.

Con questa sua prima prova letteraria, in cui non fa mistero di affrontare i temi più diversi e delicati, Gianluca Giraudo dimostra di sapersi servire di un fatto per scoprire angoli remoti dell’animo di ognuno: le nostre paure, le nostre paranoie, i nostri problemi. Un romanzo che vi sorprenderà per quello che racconta e per come lo fa, non escludendo grandi colpi di scena.

 

 

Quello che non sono mi assomiglia, Gianluca Giraudo, Autori Riuniti, pp. 103

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