L’intelligenza salverà il mondo. Riccardin dal ciuffo di Amélie Nothomb

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– Sì. Io a te ho bisogno di volerti bene così. Ma l’amore per gli uccelli è diverso, e mi è altrettanto indispensabile.

Enide guardò il figlio con l’ammirazione perplessa che lui non finiva di suscitarle. Un bambino di sette anni che formulava pensieri del genere non era una cosa scontata. Gli avevano fatto fare i famosi test. Con il suo quoziente intellettivo di 180 si poteva pronosticare per lui tutto ciò che si voleva. Anche se Enide in realtà sapeva che il figlio era molto di più che un superdotato. Era un genio, creava da sé le proprie leggi, indifferente ai paradigmi stabiliti dall’intelligenza. 

La bellezza salverà il mondo, scriveva Dostoevskij. Il potere del bello è innegabile, ma a volte non basta. C’è anche chi è privato di questa evidente qualità e allora deve puntare su altro. Se, infatti, si sostituisse  alla bellezza della celebre affermazione la parola intelligenza, arriveremmo direttamente al cuore dell’ultimo libro di Amélie Nothomb, in libreria per Voland dallo scorso 20 febbraio, Riccardin dal ciuffo.

Già dal titolo si intuisce che quella quella che ci propone la Nothomb, scrittrice belga molto conosciuta in Italia proprio grazie alla casa editrice indipendente romana che la pubblica da oltre vent’anni, è una storia fantastica e attualissima, una fiaba rivisitata e catapultata ai nostri giorni, che prende le mosse da Riquet à la houppe (Enrichetto dal ciuffo) fiaba popolare francese di Perrault.

Lasciati soli con il bambino, Onorato ed Enide si dovettero rassegnare ad amarlo.

– E se lo chiamassimo invece Riccardin dal ciuffo? – suggerì lei.

– No, Deodato va benissimo – disse il neo-padre sorridendo con coraggio. 

Al protagonista, figlio di una coppia non più giovanissima, viene dato il nome parlante di Deodato. La sua nascita è una vera sorpresa, per tempistiche e per svelamenti. Il bambino, infatti, è più brutto di tutti gli altri neonati presi tutti insieme: il suo aspetto lascia sbigottiti i due amorevoli genitori, la cui apprensività (di Enide, soprattutto) viene subito ripagata con un’intelligenza fuori dal comune che Deodato dimostra dai primi mesi di vita: pur essendo piccolissimo, riesce a formulare pensieri da persona matura che poi articola in parole.

Passano gli anni, arriva l’età scolare, e la vita di Deodato è tutt’altro che semplice: viene deriso e allontanato dai compagni di scuola e persino dai maestri, che si fermano a giudicarlo solo per l’aspetto. Dopo vari sberleffi, Deodato si convince che può anche farne a meno dei rapporti di amicizia e comincia ad appassionarsi all’ornitologia, lo studio degli uccelli.

E fu così che per il Natale dei suoi sei anni Deodato ricevette il libro che sarebbe diventato la sua bibbia. La guida elencava inizialmente le novantanove specie non passeriformi per poi passare alle settantaquattro specie passeriformi: tassonomia perlomeno bizzarra, ma che non turbò affatto il giovane lettore.

Parallelamente alla parabola di Deodato, bambino super intelligente e sveglio (checché se ne dica del suo aspetto esteriore), la Nothomb ci racconta la storia di Altea, una bambina bellissima, ma che non sembrerebbe altrettanto sveglia. In questo yin e yang formato da parole e da improbabili sfaccettature cognitive è sempre la poesia a venirne fuori, insieme alla bellezza dell’intelligenza. Non solo: la storia di Deodato, che diventerà poi l’ornitologo più famoso al mondo ci insegna anche a combattere chi ci prende di mira, cosa che di questi tempi serve sempre.

La prosa di Amélie Nothomb è godibile e leggera, non dimentica di approfondimenti e velate citazioni letterarie. Una lettura che vi regalerà sicuramente una nuova consapevolezza dell’intelletto, del bello e del mondo… partendo da un magico mondo di fiaba.

 

 

Riccardin dal ciuffo, Amélie Nothomb, Voland, pp. 128

(traduzione di Isabella Mattazzi) 

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