Affidarsi totalmente alla scrittura: Sembrava una felicità di Jenny Offill

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Per anni ho tenuto un post-it sopra la mia scrivania: “Pensa al lavoro non all’amore!”. Sembrava una felicità più consistente. 

Ci sono storie che, sebbene possano sembrare più che semplici per trama e influenze, non appena vengono ingabbiate in una struttura narrativa più complessa, a tratti inusuale, ne acquistano in letterarietà. Sicuramente uno dei sentimenti più immediati con cui approcciarsi a una lettura di questo tipo è quello della meraviglia.

Sto parlando di Sembrava una felicità, il primo romanzo di Jenny Offill (edito in Italia nel 2015 da NN Editore), che nella mia esperienza di lettrice ha rappresentato proprio questo. Mi ha colpito prima per la sua copertina, che mi ha subito riportato alla mente le atmosfere americane di quei film, famosissimi diversi anni fa come Ho sposato una strega (1942) e il successivo Vita da strega (serie tv andata in onda tra il 1964 e il 1972). Mi si perdoni la ripetizione della parola ‘strega’, non credo sia stato questo l’obiettivo primario della Offill, ma è sempre bello quando un’illustrazione che diventa poi copertina di un libro riesce ad evocare tutt’altro. Insomma, complici altre milioni di incombenze, ho potuto leggere questa storia solo di recente e a sorpresa, dato che il libro mi è stato regalato.

Il mio piano era di non sposarmi mai. No, io volevo diventare un mostro d’arte. Le donne non diventano mai mostri d’arte, perché i veri mostri d’arte si preoccupano solo d’arte e mai di cose terrene. Nabokov non si chiudeva nemmeno l’ombrello, era Vera che gli leccava i francobolli.

Quella che, di fatto, sembra essere la storia vera di questa donna può essere riassunta anche in poche righe: aspirante scrittrice, avrebbe voluto vivere di solo pane e arte, ma poi si sposa e, inaspettatamente, si trova catapultata ad essere moglie e madre. Gli sprazzi di vita raccontati in Sembrava una felicità ruotano attorno alla sua protagonista e voce narrante, che affida quotidianità, presente e passato a brevi e lapidari capitoletti, intrisi di umorismo, citazioni e anche tanta malinconia. Un incrocio ben riuscito tra diaristica, memoir e ispirazioni varie che somiglia alla non-fiction, ma non lo è. Non sappiamo, infatti, se la vita vera della Offill scrittrice abbia, anche solo lontanamente, qualcosa in comune con l’esistenza della sua protagonista.

Tutti continuano a dirmi di fare yoga. Ci ho provato una volta nella palestra vicino a casa mia ma l’unica parte della lezione che mi è piaciuta è alla fine, quando il maestro ti copre con una coperta e tu fai finta di essere morto per dieci minuti.

Abbiamo di fronte una donna che cerca la sua felicità personale, nonostante le sue evidenti nevrosi, e che, per riuscirci, si affida totalmente alla scrittura. Non solo alla sua, ma anche a quella degli altri. Disseminate nel libro troverete piccole pillole di una saggezza antica (Orazio, Socrate, Esiodo) e moderna (Einstein, Nabokov e molti altri), rimandi a cult e atmosfere degne di tutti i quadri di Roy Lichtenstein.

Come se fosse un film, la Offill tratteggia i contorni delle esistenze di cui vuole farci partecipi scena per scena, senza anticipare o svelare mai nulla prima del tempo. Sembrava una felicità si scopre pagina dopo pagina, proprio come se fosse un diario di quelli veri, autografi, e che in quanto tale ha anche i suoi momenti no. Un libro che resta estremamente umano, seppur nel suo sforzo (visibilissimo in alcuni punti) di volersi spingere forse troppo oltre, di voler osare e non poco: uno dei motivi, questo, per cui potrebbe risultare ‘strano’ a una prima lettura. Abbandonata quella patina data da novità, citazioni un po’ ovunque e aneddotica, vi resterà una storia pura, la cui morale è che non esistono felicità e infelicità assolute.

Adesso balliamo con la bambina ogni sera, facendola volteggiare in cucina. Fa girare la testa, questa felicità. 

Consigliato a chi ha voglia di affrontare tematiche più che attuali trattate con uno stile narrativo nuovo, pur rimanendo in ogni caso una narrazione squisitamente di altri tempi.

 

Sembrava una felicità, Jenny Offill, NN Editore, pp. 162 

(traduzione di Francesca Novajra)

 

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