Il colore della vita proprio per com’è: ‘Tintas. Tredici racconti dal Cile’

Può capitare di dover affrontare esperienze di lettura in cui ci si accorge che, a discapito di un qualsiasi romanzo, la vita viene espressa meglio in forma di racconto: a volte breve, brevissimo, a volte lungo mezzo libro, eppure sempre efficace. Che poi quest’efficacia si possa trasformare in un caleidoscopio di interpretazioni, spunti e di tempo assolutamente necessario per assimilare il succo di quello che viene raccontato è un altro discorso. Tintas. Tredici racconti dal Cile, la raccolta di racconti curata da Maria Cristina Secci e recentemente pubblicata da gran vía edizioni, fa decisamente quest’effetto.

Quella della città non era una mappa fisica: una Santiago di parchi vuoti tratteneva il respiro aspettando una bomba nucleare che non sarebbe mai arrivata, fatta di monumenti a eroi che nessuno ricordava.

(da Noize di Álvaro Bisama)

Grazie alle voci sempre diverse di questi tredici racconti, nati da una nuova prolifica generazione di scrittori cileni (in ordine alfabetico: Carlos Araya Díaz, Gonzalo Baeza, Álvaro Bisama, Alejandra Costamagna, Nona Fernández, Andrea Jeftanovic, Benjamín Labatut, Marcelo Leonart, Lina Meruane, Romina Reyes, Alia Trabucco Zerán, Alejandro Zambra e Diego Zúñiga), leggere Tintas è stato come trovarsi nel bel mezzo di un’esplosione. Di nomi, eventi, dati, persone, particolarissime scene di vita quotidiana e comune. Sarà perché, già come ci suggerisce il termine stesso, Tintas richiama le pennellate di colore stese e mescolate sulla tavolozza o ai fili intrecciati di un tessuto coloratissimo.

In poco meno di trecento pagine c’è tutto quello che può contenere una vita intera e anche di più. Nel caso di un paese con il Cile, poi, l’elemento politico diventa una base non trascurabile, quindi troviamo: la situazione politica cilena, con gli effetti che il paese si porta dietro dalla dittatura di Pinochet, le difficoltà economiche e relazionali, la vita in città e quella in periferia, il dolore, l’amore, la malattia e la morte. 

Da questo punto in poi vi propongo qualche esempio preso direttamente da alcuni dei racconti di Tintas, in cui ritrovare gran parte dei temi.

Eravamo ragazzini. Avevamo meno di quindici anni. Un esercito di nani alieni, i baffi dipinti col sughero bruciato, lillipuziani che s’impossessavano di strade e licei gridando con voci stridule, acute, reclamando, esigendo il diritto di avere un sistema scolastico alla portata di tutti e quote più basse di immatricolazione, urlando che venissero rilasciati i nostri compagni incarcerati, che se ne andasse la dittatura e tornasse la democrazia, che il mondo fosse più ragionevole e il fututo più dignitoso, e bla-bla-bla.

(da González di Nona Fernández)

Nel racconto della Fernández sono proprio le conseguenze che il clima di interferenza politica porta con sé (anche ai limiti della legalità) a farla da padrone. Una scrittura precisa, ma originale, coinvolgente e sempre ironica anche nei momenti di maggiore pathos, ci conduce in quegli in cui lei stessa e tutti suoi compagni si vedevano come soldativi atti a recitare un copione. Fino non succederà qualcosa in grado di sconvolgere quel precario equilibro fatto di apparenza e reticenze.

Indicava con il dito tremolante e ruotava il collo come una marionetta per la mancanza di dopamina. Mettevamo la testa fuori dalla finestra, contavamo le stelle, immaginavamo galassie, tracciavamo le ellissi dei pianeti. Facevamo finta di guardare attraverso un telescopio. Il cielo, un tetto sulle nostre minuscole esistenze.

(da Finché non si spegneranno le stelle di Andrea Jeftanovic)

Jeftanovic, cileno a metà, racconta la malattia di un padre con la stessa delicatezza sognante di chi mira il telescopio al cielo per guardare le stelle e sperare così di abbandonare una terra che ormai ci fa paura.

Si era fermata di colpo per contenere un conato sterile, un ventre che le si ritorceva come quando si strizza un asciugamano, qualcosa come una febbre terzana sintomo di una malattia. Eppure non era malata. La donna restò ferma tanto di quel tempo che uscii a vedere cosa avesse. Non mi guardò nemmeno quando la invitai ad entrare in casa, per riprendersi da quello che le stava succedendo, qualsiasi cosa fosse.

(da L’educazione di Marcelo Leonart)

Il racconto di Leonart è lungo, intrecciato di vita e morte, assenza e presenza, spazi chiusi e aperti, libertà e prigione, amore platonico e sesso a pagamento. Un susseguirsi di anime tormentate che sanno o hanno saputo amare, ma che si ritrovano tutte in egual misura prede di un dolore lacerante.

Se a volte un bambino ci dava dei turchi, o a me della “turchina”, se qualcuno mi spingeva e mi diceva turca di merda, dovevo difendermi come potevo. Pietre, graffi, colpi, calci. Non so da dove arrivasse quella rabbia. Era davvero tanta. O forse lo so. Il rancore salta una generazione. A volte due.

(da Gettarsi nella mischia di Alia Trabucco Zerán)

Gettarsi nella mischia di Alia Trabucco Zerán è forse il racconto che, tra tutti, ricorderò con maggior affetto e che sicuramente tornerò a leggere tra un po’ di tempo. Vi si trova chiaramente il tema dell’emigrazione, quello del diverso, il mito degli avi, l’importanza della famiglia come porto sicuro il tutto in un’atmosfera non propriamente da realismo magico, ma quasi, capace di mostrarci i patimenti di due generazioni.

Dopo Tierras e Vidas, due raccolte di racconti una dedicata al Messico e l’altra a Cuba, sempre con la curatela di Maria Cristina Secci, gran vía edizioni ci permette di scoprire il Cile attrverso le parole dei racconti contenuti in Tintas: tredici storie in cui il realismo magico passa solo di traverso, ma che rendono la vita magica proprio per quello che è.

immagine tintas

 Tintas. Tredici racconti dal Cile, a cura di Maria Cristina Secci, gran vía edizioni, pp. 288 

(la traduzione è stata curata da alcuni allievi del corso di Laurea Magistrale in Traduzione Specialistica dei Testi presso la Facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Cagliari)

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Leggo e scrivo di libri. Vado ai concerti. Lavoro coi social. Cerco cose belle. Consigli di lettura ogni lunedì.

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