Sbirciare le vite degli altri dal buco della serratura: ‘Un’altra cena’ di Simone Lisi

La bravura di uno scrittore si vede quando riesce a raccontare l’ordinario facendolo diventare straordinario. Quello della cena tra coppie di amici potrebbe essere un esempio calzante. Quelle cene tra amici trentenni (o giù di lì), poi, che si trasformano in conversazioni eterne e spezzate di cui cardini sono matrimonio, figli, precarietà e ancora precarietà, ancora figli, ancora matrimonio. In una situazione come questa il pericolo di banalizzare è dietro l’angolo, ma per fortuna c’è chi riesce ad andare oltre. Volendo sintetizzare, in Un’altra cena. O di come finiscono le cose c’è tutto questo, ma anche di più. Si tratta del romanzo d’esordio di Simone Lisi, nome già noto per aver pubblicato racconti su diverse riviste letterarie, e pubblicato da effequ.

«Che ti aspetti da questa cena?»

«In che senso?»

«Quale parte della frase non ti è chiara? Che ti aspetti, che cosa ti piacerebbe, come te la immagini, te la prefiguri in un modo? Sei contenta? Annoiata? Ti va o preferiresti fare altro? Andare al cinema? Guardare una puntata di Mad Men?»

Un’altra cena inizia prima della cena e continua dopo: il momento di convivialità è, infatti, introdotto dalla preparazione allo stesso da parte di due dei protagonisti, i padroni di casa, e si chiude poi con le dovute considerazioni, quelle del dopo. La struttura narrativa è per questo motivo colto particolare e, fin da subito, pone il lettore in una condizione di spettatore. Come davanti a un film. Oppure strizzando l’occhio nel buco di una serratura che dà sul luogo della cena. In mezzo passano aneddoti, storie, diari, modi di dire, persone, politica, convinzioni, cose, arte, lavoro. Nessun discorso trova la sua conclusione, tutto sembra buttato lì, accennato.

«E voi invece? Avete un bar d’elezione?»

«No. Noi facciamo a casa»

«Dài»

«Non ci credo»

«Andreas prepara tutto, poi quando è pronto mi viene a svegliare»

«Incredibile. Si vede anche da queste piccole cose che siete più ricchi di noi. La colazione a casa, chi l’ha mai sentito dire!»

C’è qualcosa nella scrittura di Simone Lisi che catalizza l’attenzione di chi legge e porta immediatamente ciò che lo scrittore vuole raccontare su un piano molto più profondo di quello che sembrerebbe. Dopo aver letto Un’altra cena, tutte le cene vi sembreranno sempre un po’ più vicine e somiglianti a quella che viene raccontata.

«Immaginate» dice Maddalena che è stata a lungo nella stanza accanto cercando di far dormire il bambino «un mondo dove i cani e i gatti, gli animali domestici insomma, si possono far rimanere per sempre cuccioli. Penso che questo sia altamente fattibile, che lo si potrebbe sempre fare, che la scienza nel giro di pochi anni riuscirà a farlo, se già non lo può fare adesso, e in fondo il motto della nostra civiltà è: ciò che la scienza può fare, si farà. Bene, quello che voglio dire è questo, il primo grado del racconto di fantascienza sarebbe composto di cuccioli di cani e fatti che non diventano mai grandi»

Un’altra cena è un romanzo in cui è facile rivedersi, una storia di incontri apparentemente ordinari che ci permette di rivalutare anche e soprattutto le nostre relazioni interpersonali e cosa significhi avere trent’anni per noi, oggi. Simone Lisi ha più di un mondo da raccontare e tanti modi per farlo al meglio. Di certo continuerà su questa strada.

 

Un’altra cena. O di come finiscono le cose, Simone Lisi (effequ), pp. 176

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Leggo e scrivo di libri. Vado ai concerti. Lavoro coi social. Cerco cose belle. Consigli di lettura ogni lunedì.

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