Siediti qui e raccontami. Anzi, aspetta, ho capito già tutto: ‘Vite vulnerabili’ di Pablo Simonetti

Scoprire autori che non si conoscevano è sempre una gioia. Se poi questi ci portano lontano da casa, seppur con la certezza di trovare comprensione, condivisione e persino empatia la gioia di cui prima si trasforma in autentica meraviglia. All’inizio del mese di marzo di quest’anno, infatti, i tipi di Edizioni Lindau hanno portato in Italia una raccolta di racconti dal titolo così semanticamente fragile che si è portati, d’istinto, a maneggiarlo con cura.

Si tratta di Vite vulnerabili (Vidas vulnerables), esordio dell’ingegnere cileno (da un certo punto in poi votato completamente alla letteratura) di origine italiana Pablo Simonetti, già pubblicato in Cile nel 1999 e che ha ricevuto fin da subito la benedizione di un dio della letteratura sudamericana, Roberto Bolaño, che su di lui dice:

«La prima volta che ho letto un suo racconto l’ho fatto per curiosità, e non ho potuto abbandonarlo fino alla fine. La tensione ti cattura sin dall’inizio. Era da tempo che non leggevo racconti così ben narrati da uno scrittore cileno.»

Le Vite vulnerabili nate dalla penna di Simonetti si condensano in dodici racconti, di lunghezza variabile e ritmo avvolgentissimo. L’evento che dà il là al racconto è nella maggior parte dei casi qualcosa di assolutamente normale, al massimo di comune. Proprio quella cosa che ma sì, dai è successo a tutti, che cosa vuoi che sia. Invece no. Simonetti racconta le vite fragili dei suoi protagonisti con un’empatia mostruosa, quasi come se si sedesse di fronte a loro personaggi e, di conseguenza, a noi lettori dicendo con una calma assurda: «Siediti pure qui e raccontami. Anzi, aspetta, ho capito già tutto. Ripercorriamo il tuo dolore-la tua perdita-le tue mancanze insieme».

Entravi nella vita degli altri offrendo tutto te stesso, ma non permettevi a nessuno di entrare nella tua. Con quella lettera, spiegavi all’amica uno dei tuoi assiomi fondamentali: essere necessari a tutti senza aver bisogno di nessuno. 

(da Amore virtuale)

Dall’esperienza di lettura di questi racconti si esce con il cuore spremuto e la testa svuotata. In Vite vulnerabili si passa dalle incomprensioni coniugali e familiari fino al senso di vuoto per la perdita di una persona cara, aggravata da sentimenti fortissimi e non pienamente accettati da tutti. Simonetti riesci a raccontare con delicatezza l’amore omosessuale, sia nascosto che fugace che, addirittura, rabbioso e non corrisposto.

Guardai mio padre. Lo vidi indifeso, per la prima volta nella vita. Dagli occhi umidi di mia madre veniva quella luce amorisa nella quale mi ero cullato per tanti anni. Sofía rimaneva immobile. Sul suo viso striato di rimmel sembrava ritornare la serenità.

(da Nozze d’oro)

Serenità. Proprio questo è il sentimento che, dopo un vortice di incertezze e difficoltà, sembrano volerci assicurare le Vite vulverabili di Pablo Simonetti. Perché siamo tutti estremamente fragili senza le corazze che ci creiamo per andare avanti e prima o poi quella situazione di serenità arriva per tutti. Anche nelle situazioni più disperate.

Vite vulnerabili, Pablo Simonetti (Edizioni Lindau), pp. 184

(con la traduzione di Francesco Verde) 

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Leggo e scrivo di libri. Vado ai concerti. Lavoro coi social. Cerco cose belle. Consigli di lettura ogni lunedì.

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