Una serva da screditare, una serva da ammirare: ‘Anna Édes’ di Dezso Kosztolányi

Chi mi conosce lo sa: non ho un libro preferito, ma se dovessi proprio scegliere una buona chance ce l’avrebbe Trilogia della città di K. di Agota Kristof, romanzo che rileggo almeno una volta l’anno da quattro anni a questa parte. La Kristof è la prima autrice ungherese che ho letto, poi seguita da Magda Szabó con il suo La porta. Potremmo dire che la mia personale conoscenza della letteratura ungherese finisca qui, ma poi (e per fortuna) è successo qualcosa.

Ho conosciuto Edizioni Anfora, casa editrice indipendente che si occupa principalmente di letteratura ungherese e mitteleuropea. Il lavoro che Edizioni Anfora sta compiendo per far conoscere Magda Szabó in Italia è encomiabile: in pratica ho scoperto che c’è un montro oltre La porta e sono determinata a scoprirlo tutto.

In Ungheria, però, la lettura non è solo Magda Szabó ed è così che mi sono avvicinata alla Anna Édes di Dezső Kosztolányi. Classe 1885, nato in quella che oggi è Subotica in Serbia e morto a Budapest nel 1936,  Dezső Kosztolányi è considerato in Ungheria un maestro della letterauta del primo novecento, a cui ha affiancato la sua attività di poeta, romanziere, novellista, traduttore (ha tradotto Pirandello!) e giornalista. In Italia era già arrivato grazie a Sellerio, Edizioni e/o, Rubettino, Castelvecchi e Mimesis, ma a mio avviso è in Edizioni Anfora che trova finalmente la sua casa e vi prende posto con questo romanzo, Anna Édes, pubblicato in Ungheria nel 1926 e arrivato oggi alla sua seconda edizione critica qui in Italia nel 2018.

Lo scorso 17 novembre, poi, in occasione di BookCity 2018, ho assistito alla presentazione dell’opera di Dezső Kosztolányi con lo scrittore Alessandro Zaccuri, Mónika Szilágyi, editrice di Anfora e curatrice del romanzo, nonché co-traduttrice dello stesso e István Puskás, direttore dell’Accademia d’Ungheria in Roma. Alla presentazione è seguita la proiezione del film omonimo tratto dal romanzo negli anni cinquanta e diretto da Zoltan Fabri. Il film su Anna Édes è dal 2012 nella lista dei cinquantatré film più belli del cinema ungherese per l’Accademia dell’arte ungherese.

Si aspettava tutto da lei. Quando chiudeva gli occhi compariva la ragazza di cui sapeva solo che bisognerebbe ricoprirle le mani d’oro, la cameriera dalle mani d’oro e che quelle mani erano di oro puro, giallo, massiccio, che rilucevano nell’ombra e la conducevano avanti, sempre più avanti. Ma accadde qualcosa.

Anna Édes, letteralmente Anna la dolce, con questo cognome che già ne definisce le qualità, è la protagonista del romanzo di Dezső Kosztolányi. Siamo nel concitato periodo delle rivoluzioni e controrivoluzioni in Ungheria, e c’è una giovane donna che arriva al servizio di una famiglia benestante, i Vizy, dopo che la signora l’ha  invocata e voluta a tutti i costi. Rispetto alle serve precedenti, Anna diventa presto, per la sua signora, un esempio di virtù.

Anzi, lo diventa prestissimo: la signora Vizy aveva già cominciato a idealizzarla ancora prima di conoscerla di persona. Se tutte le serve sono inaffidabili, rubano, sono goffe, golose e mai puntuali, Anna è un angelo, l’angelo della casa, affidabile e fedele. Eppure, nell’apparente pace ritrovata almeno all’interno del nucleo familiare che la ospita, succede che Anna Édes viene investita dalla vergogna per mano del nipote dei Vizy e da lì niente sarà come prima.

La signora Vizy credette di avere le allucinazioni, di non aver capito bene. Guardò il portiere con interesse autentico, impossibile da celare. Gli occhi le presero a brillare. Non avrebbe potuto essere più contenta neppure se le avessero promesso una collana di diamanti.

Sebbene Anna Édes sia la protagonista scelta da Dezső Kosztolányi per rappresentare questo spaccato di vita borghese del primo dopoguerra ungherese, quello che viene raccontato è il proprio ascendente sulle vite altrui. Infatti al centro della narrazione troviamo più e più volte quella che è la percezione della figura di Anna e di come questa venga a suo modo idealizzata. La signora Vizy, dopo un primo periodo di entusiasmo per la nuova ragazza, ma anche di studio continuo sul comportamento della stessa, arriva a definirla,  al cospetto delle altre signore come lei, senza alcun difetto.  Si tratta di un’affermazione importante, che mette entrambi i signori Vizy sul chi va là: vuoi vedere che adesso gli altri penseranno di rubarcela?

Per la signora Vizy non era cosa da poco.
Di nuovo un altro respiro estraneo impregnava l’aria che respiravano anche loro, un cuore estraneo batteva, un’estranea viveva sotto il loro stesso tetto, era arrivata colei che era la più vicina e la più lontana, amica e nemica nella stessa persona: l’ospite misteriosa, ospite misteriosa di tutte le case.

Anna Édes di Dezső Kosztolányi è un romanzo che fa riflettere sulle vere intenzioni delle persone e sulle loro azioni. La storia potrebbe sembrare delle più semplici, una storia di rapporti di potere tra benestanti e servitù contadina, ma va ben oltre. Questo avviene grazie soprattutto al modo in cui Kosztolányi sa raccontare Budapest e le persone che la abitano. Nelle sue parole, da narratore onniscente che racconta in terza persona, l’autore rimanda a un fervore dilagante, come se si trattasse di un animo febbricitante che investe le strade e i vicoli di tutta la città, ed è questo stesso fervore a condurre Anna alla vergogna e i signori che l’avevano accolta in casa alla rovina.

Nello unico modo che le sembra possibile, Anna Édes riesce a riscattarsi dall’ingiustizia subìta, pur sacrificando la propria libertà. Libertà che, purtroppo, per sua indole di ragazza riservata e poco mondana e per volere dei suoi Illustrissimi, era già abbastanza relativa.

Sarà anche per questo modo di vedere le cose che, nella lettura, non si riesce ad empatizzare direttamente con Anna Édes, al contrario si finisce per assumere il punto di vista di tutti quelli che le stanno attorno. Tanto che, come fin dal suo arrivo la gente aveva imparato a conoscere questa servetta tramite le voci di quartiere, alla fine ciò che resta di Anna è parte di quelle voci e di ricordi sfocati a cui nessuno riesce a dare un volto e un nome.

Anna Édes è un romanzo da leggere se volete catapultarvi in un’epoca passata, raccontata con colori vividi e descrizioni che coinvolgono tutti e cinque i sensi, in una Budapest di altri tempi che è sempre magica.

 

Anna Édes, Dezső Kosztolányi, Edizioni Anfora, pp. 272

(traduzione di Andrea Rényi e di Mónika Szilágyi, a cura di Mónika Szilágyi, con la postfazione di Antonella Cilento)

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Leggo e scrivo di libri. Vado ai concerti. Lavoro coi social. Cerco cose belle. Consigli di lettura ogni lunedì.

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