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La poesia è viva, evviva la poesia: ‘Con in bocca il sapore del mondo’ di Fabio Stassi

Si legge poca poesia. Lo ammetto anch’io: almeno al momento ne leggo pochissima. A scuola no, ne ho letta e studiata abbastanza. Anche all’università non è mai mancata, in effetti. Eppure davanti a una raccolta di versi continuo a sentirmi inadeguata. Ho amato la poesia sociale e politica di Pier Paolo Pasolini ne Le ceneri di Gramsci, a cui ho dedicato il lavoro a conclusione di un primo ciclo di studi. Per un po’ di tempo, quindi, mi sono fermata lì.

Fin quando non è arrivato, in casa minimum fax, un libriccino dedicato a dieci tra le voci poetiche maggiori del Novecento italiano dal titolo Con in bocca il sapore del mondo. L’ha scritto Fabio Stassi, scrittore ed editor che nella casa editrice indipendente romana trova il suo posto e la sua voce. Eppure io non avevo mai letto niente di suo. Adesso voglio (devo) recuperare tutto quello che Stassi ha pubblicato fino ad oggi.

Senza dubbio sono felice che questo, tra gli ultimi lavori letterari di Fabio Stassi, ora che l’ho letto mi abbia avvicinato a quel genere che, forse più di tutti, ho trascurato negli anni.

Con in bocca il sapore del mondo racchiude dieci ritratti di altrettanti poeti italiani, da Dino Campana ad Alda Merini, a cui Stassi ha ridato voce, facendoli parlare in prima persona e rendendoceli più vicini che mai.

Una vicinanza, questa, che si avverte dalle primissime pagine di Con in bocca il sapore del mondo. Sono i poeti a parlarci direttamente, raccontando la propria vita, gli avvenimenti significativi e la concezione poetica di ognuno di loro. Così le distanze si accorciano e la poesia torna a vivere, per merito di chi le ha dedicato tutta la vita.

Ad ogni autore Stassi ricollega un particolare, un elemento che eternizza quel poeta in vita e nelle opere letterarie: l’uomo col cappotto in ogni stagione è Vincenzo Cardarelli, la donna che pagava i caffè regalando versi è Alda Merini – per darvi un’idea.

Un viaggio totalmente immerso nella poesia quello di Con in bocca il sapore del mondo che non delude, avvicina il lettore ai versi e alla vita vera di chi li resi immortali, al loro piccolo grande mondo pieno di volti, nomi, Storia.

Per rendere bene cosa significhi leggere una raccolta così appassionata, è necessario lasciare la parola a chi, secondo Stassi, anima e rinfoca la fiamma della poesia. Per questo motivo di seguito trovate una selezione di citazioni da Con in bocca il sapore del mondo.


Perché la mia vera follia è stata la letteratura. Mi ci ammalai da ragazzo. Nella biblioteca dei preti, dove iniziai a leggere Tasso, e Ariosto, e Dante. E poi tra questi monti, tra queste valli selvose e deserte dove solo mi sono sentito a casa.

Da L’uomo dei boschi, capitolo dedicato a Dino Campana

Ma la verità ultima, e definitiva, è la stessa del principio: per quanto sia stata grande la mia passione, non sono mai riuscito ad amare nessuna donna quanto la letteratura.

Da Il mercoledì delle mie ceneri, capitolo dedicato a Gabriele D’Annunzio

Mi innamorai invece di una donna che non esiste, la Signorina Felicita o Signorina Domestica, come la chiamavo nelle lettere ai miei amici. Una deliziosa creatura senza busto.

Da Tra la piuma e il piombo, capitolo dedicato a Guido Gozzano

Ma la poesia, e solo la poesia, era nel mio destino. Negarla sarebbe stato come negare l’evidenza di un fenomeno naturale. Ogni stagione, ogni evento, ogni gesto, l’ho riportato immancabilmente a lei.

Da Il figlio del vento, capitolo dedicato a Umberto Saba

Non sapendo bene cosa fare di tutto questo tempo imprevisto, mi considerai un autore postumo. Fui così libero di tornare, negli ultimi anni all’amore della giovinezza, la poesia. La vecchiaia o, meglio, la vecchiezza, scrissi in uno dei miei ultimi versi, è come quando l’autunno somiglia alla primavera: è la gioventù veduta alla rovescia.”

Da Il saltimbanco, capitolo dedicato a Aldo Palazzeschi

Fin da ragazzo ho amato la solitudine. Mi piaceva uscire dalle porte del mio paese e guardarlo da fuori, come qualche cosa di perduto. A mezzogiorno il silenzio saliva come una marea, e io mi inoltravo per la via del cimitero, per gli orti fuori mano. Sopra la mia testa era uno svariare di rondoni e colombi, e intorno tafani, e tarantole, che per me sono sempre state un ragno elegiaco, molto meno pericoloso di quello che si crede.

Da L’ultima spiaggia, capitolo dedicato a Vincenzo Cardarelli

Cos’era la morte lo sapevo anche prima di perdere un bambino di nove anni. Ma da allora fu come se avessero reciso la parte migliore di me. Non è dolore che si può comunicare o dal quale ci si può riprendere. I versi che scrissi furono l’unico modo che avevo per differire il congedo da mio figlio.

Da Saravà, capitolo dedicato a Giuseppe Ungaretti

Soltanto ora, da questo davanzale che tra poco si riempirà di piccoli uccellini affamati, posso parlarne quasi con indifferenza. Ho vissuto il mio tempo con il minimo di vigliaccheria ch’era consentito alle mie deboli forze, ma c’è chi ha fatto di più, molto di più, che pubblicare libri. In fondo, non ho che canticchiato sottovoce poche parole sulle labbra.

Da In un’aria di vetro, capitolo dedicato a Eugenio Montale

Fui condannato alla classicità, senza volerlo. ‘D’ogni dolore son fatto primo nato.’ Ma finché rimasi in Sicilia l’accento del mio nome cadde sulla penultima o. Quasi mòdo. Quasi a modo, scherzavo. Quando ne ne andai nel continente, qualche anno dopo, anche quell’accento lo gettai nello stretto, insieme a tante altre cose, e ne misi un altro sulla i. La nascita di un poeta è sempre un atto di disordine.

Da Con la faccia al Sud, capitolo dedicato a Salvatore Quasimodo

Il dolore è l’unica terraferma che abbiamo. Non possiamo contare su nient’altro, soltanto il dolore ci appartiene. La gioia è infedele e più girovaga della gente del circo. Ogni tanto arriva, monta il suo tendone di stelle colorate, inscena uno spettacolo, tempo di un applauso, di una risata, di una lacrima, poi se ne riparte, lasciando soltanto l’impronta si un cerchio sulla sabbia. È così. Per evolversi la vita deve fare male.

Da Invettiva contro la luna, capitolo dedicato a Alda Merini 

Non vi sembra di vedere ognuno dei dieci poeti raccontati da Fabio Stassi proprio qui, di fronte a voi? La prima impressione che si ha leggendo Con in bocca il sapore del mondo è proprio questa. La conseguenza diretta di tutto è che divorete il libro in pochissimi giorni, se non pochissime ore.

Sono dieci ritratti pieni di personalità e di parole, che la scrittura accurata di Fabio Stassi accompagna senza cadere nel citazionismo sterile e rendendo Con in bocca il sapore del mondo un inno ai principali poeti del Novecento perché… La poesia è viva, evviva la poesia!

Con in bocca il sapore del mondo, Fabio Stassi, minimum fax, pp. 150

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