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Bomann, Åsbrink, Piccione, Loe: gli autori e le loro storie a I Boreali 2019

Il Festival

A Milano anche quest’anno, per quattro giorni, lettori e appassionati di cultura nordica hanno avuto la possibilità di incontrare e ascoltare i loro scrittori preferiti grazie a I Boreali, l’ormai conosciuto festival fortemente voluto e organizzato da Iperborea e arrivato alla sua quinta edizione.

Tanti gli eventi in programma, legati sia alla letteratura che all’attualità, passando per il cinema, le attività pensate per i più piccoli, le lingue scandinave e l’immancabile cibo tipico.

Con le presentazioni sempre sold out, in una bella atmosfera viva e godibile, I Boreali si riconfermano un evento da non perdere negli ultimi giorni di febbraio, per chi vive a Milano, ma non solo. Già dal 2016, infatti, il festival di cultura nordica I Boreali si apre verso altre città: dopo Milano, per tutto l’anno in corso, saranno protagoniste Cernobbio/Lugano, Bologna e Matera – Capitale europea della cultura 2019.

Tra i tanti appuntamenti, a chiudere quest’edizione del Festival c’è stato un doveroso Arto Paasilinna Memorial Tour. Cosa ci lascia uno scrittore quando ci lascia, per ricordare uno degli scrittori più amati di casa Iperborea scomparso da poco.

Durante i Boreali, poi, è arrivata anche una bella notizia che riempie d’orgoglio la casa editrice ed è senza dubbio una delle dimostrazione dell’ultra trentennale impegno per far conoscere in Italia le letterature scandinave: Emilia Lodigiani, fondatrice di Iperborea, ha ricevuto dal re di Norvegia il riconoscimento di commendatore all’ordine reale al merito di Norvegia.

Ora è arrivato il momento di raccontarvi i miei Boreali 2019, ovvero gli eventi a cui ho partecipato, gli autori che ho avuto il piacere di incontrare e le loro storie. Siete pronti?

Anne Cathrine Bomann: psicanalisi e relazioni ne L’ora di Agathe

Arrivo al Teatro Franco Parenti per la seconda giornata del Festival, venerdì 22, e subito incontro Anne Cathrine Bomann.

anne cathrine bomann - i boreali


Molto giovane ed altrettanto timida, Anne Cathrine Bomann è una scrittrice, poetessa e psicologa danese che vive a Copenaghen ed è stata innumerevoli volte campionessa danese di ping-pong.

Ci ho messo pochissimo a leggere L’ora di Agathe, il romanzo d’esordio della Bomann uscito in Italia lo scorso 13 febbraio e in corso di traduzione in altri paesi, eppure è un libriccino così pregno di fatti e di vita che è difficile toglierselo di dosso.

L’ora di Agathe, di cui Anne Cathrine Bomann ha parlato a I Boreali in conversazione con Massimo Cirri, è la storia di un anziano psicanalista in prepensionamento e di Agathe, una donna che porta una scintilla nel suo torpore di vecchio medico annoiato dalla sua stessa professione.

«Sono arrabbiata perché non ho combinato niente nella vita. Potevo diventare qualcuno, invece non sono nulla.»

Da L’ora di Agathe

Quando ho incontrato la Bomann, le ho chiesto di raccontarmi cosa significasse per lei la relazione tra lo psicanalista del romanzo e Agathe, come potesse essere inquadrata, e se avesse pensato al suo personaggio come motore di tutta la storia, mentre stava scrivendo.

Ecco la sua risposta:

No, non avevo assolutamente idea, anzi non avevo neanche mai pensato ad Agathe prima che entrasse attraverso quella porta e annunciasse di essere in cerca di un dottore per la terapia. In realtà tutto questo si potrebbe naturalmente chiamare ‘amore’, ma è anche fondamentalmente una relazione con un’altra persona. Si tratta di entrare in relazione con un’altra persona, come se l’annoiato dottore in questione si risvegliasse e ci fosse un risveglio del suo corpo, anche del suo cuore in qualche modo. Agathe, insieme agli altri due personaggi presenti nel romanzo, la segretaria e il suo marito, contribuisce a questo risveglio del dottore dalla vita che conduceva che era in qualche modo senza senso. Una vita in cui non era mai contento di vedere i suoi pazienti. Una vita in cui, a seguito dell’arrivo di Agathe, quando arriva questa donna con un enorme trauma dentro porta con sé una scintilla.

Il finale del libro, di cui non voglio dirvi altro, rimane sospeso e a questo proposito Anne Cathrine Bomann ci dice di più:

Forse il dottore e Agathe rimarranno solo amici, ma in ogni caso è più importante il fatto che lui adesso abbia una vita al di là di casa sua e della clinica: è come se per tanto tempo questo vecchio dottore avesse sognato di andare a prendere un caffè in quel bar e…

Vulcani e storie islandesi:
Leonardo Piccione, primo autore italiano di Iperborea

matteo caccia e leonardo piccione ai boreali

Sempre venerdì 22 ho seguito l’incontro dedicato alla lontantissima e fredda Islanda e ai suoi vulcani, con Matteo Caccia e il primo autore italiano di casa Iperborea, Leonardo Piccione.

Il giorno dopo ho potuto chiacchierare un po’ proprio con Leonardo e chiedergli un po’ di più sulla passione per l’Islanda, ma la prima domanda più diretta è stata solo una: come ci si sente a essere il primo autore italiano di una casa editrice specializzata in letteratura nordica?

Mi sento molto responsabile perché credo che la casa editrice abbia fatto una scommessa più importante della mia: se io non avevo tanto da perdere, invece Iperborea, proponendo me come primo autore in italiano, si sono messi in gioco. Sono coraggiosi e sono contento. Ci speravo, ma non lo avrei mai pensato quando avevo in mente Il libro dei vulcani d’Islanda. Sapevo che loro avevano fatto la scelta di pubblicare solo nordici. Poi è arrivata la loro risposta e per me, da appassionato di letteratura nordica, è un po’ come quando, ad esempio, sei un calciatore tifoso del Milan e poi ti chiama il Milan a giocare, è una cosa bellissima.

Com’erano le storie prima di diventare libro?

All’inizio erano molto diverse da quelle vedete oggi pubblicate, perché poi ci abbiamo lavorato su insieme. Inizialmente erano più corte e mancava un po’ la parte di ricerca scientifica e di cronaca. Nascono come impressioni di viaggio e invece poi , il lavoro fatto con l’editor, è servito ad arricchirle, a darle un contorno. Sono contento di aver fatto uno studio di ricerca sui vulcani e sull’Islanda, il libro assume anche questo altro livello proprio in quanto lavoro di ricerca. Già sapevo come lavorarci, avendo fatto un dottorato di ricerca, e quello sulle fonti è un lavoro importantissimo che si fa. Purtroppo non sono riuscito a farlo direttamente dalle fonti in islandese.

Sempre a questo proposito , una delle parti del mio libro di cui sono orgoglioso e di cui mi piace parlare è quella finale, che si chiama Camera magmatica

Raccontaci di più.

In pratica si tratta di una raccolta di citazioni e di approfondimenti sulle storie che racconto nel libro. Sarebbe quella che la bibliografia in ordine alfabetico, però resa in modo non letterario . Per alcune storie in particolare ci sono delle lunghe digressioni che addirittura a volte stravolgono quanto raccontato nella storia. Questo percché ad un certo punto la storia si ferma per continuare poi in quella sezione.

Non mi piaceva che le storie fossero interrotte dalle note a piè di pagina, ci tenevo proprio che nelle storie non ci fossero note, per non appesantire la lettura.

Come nasce la tua passione per l’Islanda e come?

In particolare durante l’ultimo anno di liceo scientifico capita che in tre diverse materie abbiamo affrontato l’Islanda nel giro di un mese: in letteratura italiana con Leopardi e il Dialogo della Natura e di un Islandese; poi in fisica il fenomeno delle aurore boreali e in scienze della terra il vulcanismo. Questa coincidenza mi ha stupito e mi sono detto che alla prima occasione buona sarei andato. Ci sono andato poi durante l’università, sono rimasto lì una settimana da turista come fanno tutti la prima volta in estate e ho capito che dovevo tornarci per più tempo. Infatti ci sono tornato un anno dopo e ho fatto il volontario in una libreria nel sud dell’Islanda. Quella volta ho cominciato a prendere appunti sulle storie che ascoltavo in Islanda. In pratica c’era il libraio che era è anche uno scrittore nel weekend quando era libero ci portava in giro e man mano che viaggiavamo in macchina per ogni montagna, per ogni campo di lava che attraversavamo ci raccontava una storia diversa, che non è una cosa rara in Islanda.

Per gli islandesi infatti c’è questo legame tra il luogo e le storie e quindi ho cominciato a prendere appunti.

Leonardo, tu sei pugliese, cosa ti ha spinto ad andare per rimanere in una terra così lontana dalla tua?

Sono un italiano e un meridionale abbastanza atipico. Nel senso che sono molto silenzioso. Quindi in Islanda ho ritrovato un mondo che assomiglia a me in qualcosa, almeno dal punto di vista degli uomini perché poi invece la natura compensa tutto questo: dove gli uomini sono silenziosi, invece parla la natura. Poi ho scelto di vivere in un paesino islandese in provincia.

A questo proposito come ti trovi con le persone?

Gli islandesi non sono abituati al fatto che qualcuno si interessati alle loro storie. Non è una scelta che si vede tutti i giorni. Sicuramente è strano vedere uno come me che in Islanda va nella stazione di servizio con i libri e dice scrivendo un libro sull’Irlanda. Di questo loro sono felicissimi, perché, come dicevo prima, per loro le storie sono importanti e quindi sono curiosi.

Nel libro dei vulcani d’Islanda io sono presente in pochissime parti, anche se non dico che sono io, ovviamente, però qualcunoche mi conosce può capirlo e quindi sì, tra le altre cose, ho cercato di raccontare come sono gli islandesi senza voler fare un lavoro sociologico. Mi sarebbe piaciuto consultare le fonti direttamente dall’islandese, ma non mi è stato possibile a cusa della lingua.

Il tempo esploso nell’anno in cui iniziò il presente: Elisabeth Åsbrink racconta 1947

Elisabeth Åsbrink racconta 1947 ai Boreali 2019

Per raccontare bene la Storia non si può prescidere dalle propria storia, dalle proprie memorie. Ed è quello che fa la svedese Elisabeth Åsbrink con il suo 1947.

Il 1947 è l’anno in cui cambiò tutto, l’anno in cui cominciò il presente – come da titolo dell’incontro a I Boreali in cui Elisabeth Åsbrink ha conversato con Giacomo Papi. 

Elisabeth Åsbrink: «1947 è un libro sulla memoria: una storia frammentata, e non avrei potuto raccontarla in alcun modo se non così.» 📖❄✨#IBoreali @IperboreaLibri pic.twitter.com/GCMVGAmg0Y— federica (@fedeguglietta) 23 febbraio 2019

Elisabeth Åsbrink racconta 1947 ai Boreali 2019

Elisabeth Åsbrink: «Questo libro è anche un mio autoritratto attraverso quell’anno: ho voluto scegliere delle persone che con le loro opere, le loro vite raccontassero bene cosa rappresentasse il 1947 nella Storia.»#IBoreali @IperboreaLibri pic.twitter.com/cWKAQbePyo— federica (@fedeguglietta) 23 febbraio 2019

Elisabeth Åsbrink: «No, la distruzione non è necessaria per ricominciare, ma dal buco nero in cui l’Europa si trovava è riuscita nel 1947 a rialzarsi. È un libro di speranza e pieno di gratitudine.»#IBoreali @IperboreaLibri— federica (@fedeguglietta) 23 febbraio 2019

In 1947 di Elisabeth Åsbrink c’è la Storia e c’è la vita. Un anno raccontato mese dopo mese tra fatti e curiosità, dalla Germania passando per New York fino a Nuova Dehli. Un romanzo ibrido che è una fonte inesauribile di sapere (la Åsbrink è una giornalista) e anche un omaggio alla propria famiglia. Da leggere assolutamente.

Empatia e umorismo per Erlend Loe

erlend loe con natasha lusenti a i boreali 2019

Prendere ispirazione da persone della propria vita, della propria quotidianità e raccontarle con profondo umorismo. Proprio quello che lo scrittore e sceneggiatore norvegese Erlend Loe fa da anni e di cui ha chiacchierato a I Boreali 2019 in compagnia di Natascha Lusenti. L’ultimo incontro per me a I Boreali di quest’anno, domenica 24.

Abbiamo dormito insieme nella tenda. Il cucciolo ha comunque dato il suo contributo fornendo una quantità sorprendente di calore. Mi ha fatto da cuscino per gran parte della notte, e questa mattina, al risveglio, siamo rimasti sdraiati a guardarci conuna confidenza e un’intimità che raramente ho provato con esseri umani. Mai con mia moglie, direi. Neppure agli inizi della relazione. Gli ho espresso il mio rincrescimento per avergli ucciso la mamma e l’ho assicurato che non doveva più avere paura e che d’ora in poi poteva andare e venire a suo piacimento. Il cucciolo naturalmente non dice niente. Mi guarda e basta con due occhioni pieni di fiducia. È meraviglioso stare con qualcuno che non può parlare.

Dall’incipit di Doppler. Vita con l’alce

#ErlendLoe: nel momento in cui si descrive un personaggio nei minimi dettagli, come per #Doppler, è più semplice entrare in empatia con lui.#IBoreali @IperboreaLibri ✨— federica (@fedeguglietta) 24 febbraio 2019

#ErlendLoe: Mi piace osservare e immaginare quello che accade nella testa delle persone. Soprattutto negli anziani. Più si invecchia e più è come se in testa si creasse un labirinto che si restringe sempre di più. È affascinante e spaventoso 📖❄#IBoreali @IperboreaLibri ✨— federica (@fedeguglietta) 24 febbraio 2019

Si è parlato di umorismo e di quanto quest’ultima serva sempre a raccontare la vita e l’estrema solitudine di ognuno di noi.

A parte Naif.Super, storia tagliente e disorientata di un ragazzo che non sa proprio cosa fare della propria vita (e come dargli torto!), che ho già letto, di Loe voglio recuperare il resto per imparare a ridere, anche e soprattutto dell’amara realtà.

immagine di copertina L'ora di Agathe, Bomann - iperborea

L’ora di Agathe, Anne Catherine Bomann, Iperborea, pp. 160

(con la traduzione dal danese a cura di Maria Valeria D’Avino)

immagine di copertina 1947, Åsbrink - iperborea

1947, Elisabeth Åsbrink, Iperborea, pp. 320

(con la traduzione dallo svedese a cura di Alessandro Borini)

immagine di copertina Il libro dei vulcani d'Islanda, Leonardo Piccione, Iperborea

Il libro dei vulcani d’Islanda, Leonardo Piccione, Iperborea, pp. 384

immagine di copertina Naif.Super di Erlend Loe - iperborea - nuona edizione

Naif.Super, Erlend Loe, Iperborea, pp. 252

(con la traduzione dallo svedese a cura di Giovanna Paterniti)

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