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Alice nel paese degli orrori: ‘La ragazza che levita’ di Barbara Comyns

(…) quando accadde una cosa strana: ebbi l’impressione di fluttuare nel vuoto.

È successo che a inizio estate mi sono trovata a leggere Shirley Jackson, recuperando difilato la vicenda delle care sorelle Blackwood di Abbiamo sempre vissuto nel castello e i tre racconti contenuti in La ragazza scomparsa. Poi mi sono fatta prendere da altre atmosfere, mettendo per un po’ il filone gotico in un angolino ben in vista, per non dimenticarmene. Sta di fatto che le sorelle Blackwood in particolare mi hanno lasciato qualcosa addosso. Verso la fine dell’estate, quel qualcosa l’ho ritrovato scoprendo un’autrice che non conoscevo e che dovreste conscere anche voi. Vi parlo di Barbara Comyns e del suo La ragazza che levita, in libreria da luglio per Safarà Editore nella traduzione di Cristina Pascotto.

Mentre incespicavo per la stanza mi assalì un pensiero spaventoso, che mi riempì di orrore. Forse mio padre aveva dato a mia madre qualcosa per sopprimerla, proprio come sopprimeva gli animali di cui il vivisezionista non aveva bisogno per i suoi esperimenti. Mia madre si era addormentata, come si diceva facessero gli animali quando veniva somministrato del veleno sulle loro lingue.

La ragazza che levita è Alice Rowlands e quello in cui vive non è di certo il paese delle meraviglie a cui il suo nome ci porterebbe a pensare. È più un’Alice nel gotico paese degli orrori. Vive in un sobborgo di Londra con suo padre, veterinario irascibile sempre chiuso nel laboratorio che ha in casa e padre-padrone, e la sua amatissima madre, donna remissiva e cagionevole. Quando la salute di quest’ultima si aggrava tragicamente, la vita della giovane Alice ne risente, assumendo sfumature terribili che la spingono ad allontanarsi dalla casa paterna e, contemporaneamente, a venirne allontanata dal suo stesso padre, che sembra addirittura ripudiarla. Le vicissitudini che interesseranno questa ragazza di soli diciassette anni la porteranno a scoprire di avere un potere paranormale e sorprendente, quello della levitazione.

Durante la notte rimasi sveglia e fluttuante. Mentre salivo, le coperte caddero sul pavimento. Non sentivo nulla sotto di me – e nulla sopra finché non mi avvicinai al soffitto, dove era difficile respirare.

La storia di questa ragazza, una situazione classica, se si vuole, nel romanzo gotico, prende avvio con una trama abbastanza lineare, arricchita via via da una serie di personaggi e paesaggi diversi (le persone che le sono vicine e l’aiutano e quelle che la contrastano, la maltrattano; il sobborgo di Londra, la grande casa paterna con i suoi colori e odori, la periferia al buio e la campagna tutta da scoprire).

La stiamo conoscendo con La ragazza che levita, per Safarà è già uscito Chi è partito e chi è rimasto, ma chi è la scrittrice inglese Barbara Comyns? Pur avendo iniziato a scrivere e illustrare storie fini dall’età di dieci anni, Barbara Comyns ha pubblicato il suo primo romanzo quand’era già quarantenne. Viene quindi scoperta dalla critica e dai lettori molto tardi, solo alla fine degli anni cinquanta. Ha scritto ben undici romanzi, considerati capolavori del gotico.

La ragazza che levita è un romanzo pieno, che scorre veloce davanti agli occhi del lettore, stranisce, diverte e addolora. Dentro ci trovate una nitida critica al patriarcato, le cui conseguenze in questa storia di età edoardiana saranno orribili; tanta curiosità, molto stupore e un pizzico di rivalsa.

La ragazza che levita, Barbara Comyns, Safarà Editore, pp. 156

(con la traduzione a cura di Cristina Pascotto)

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