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Arrampicarsi, proprio come la vita: ‘La rampicante’ di Davide Grittani




Edera, così l’avevano chiamata in uno slancio di speranza, in un rimbalzo di gaiezza. Pietro e Costanza l’avevano accolta come si accolgono solo i regali e i bambini, rimanendo per sempre nel dubbio se siano meritati o no. Edera, perché questa rampicante conserva meglio di qualsiasi altro vegetale le tracce della fatalità. Risorge se la estirpano, ricresce se la tagliano, reagisce se la umiliano. S’aggrappa dove può, un po’ come la vita.

Una volta che si è finito di leggere La rampicante di Davide Grittani, in libreria da novembre per LiberAria, una delle prime sensazioni che si avverte è quella di un immenso attaccamento alla vita, seppure quest’ultima sia di norma portatrice di dolori, imprevisti, gioie piccoli e incontri rivoluzionari.

Cominciò così, sotto un cielo altissimo che faceva il tifo per quell’amicizia, il legame tra due esseri umani gettati via allo stesso modo in cui si gettano i sogni avariati.

La rampicante è la storia di un’amicizia. O, meglio, di un rapporto adulto-bambina che arriva ad assumere una connotazione genitoriale, un rapporto in cui si ha bisogno l’uno dell’altro per affrontare un’esistenza che tanto ci dà e tanto ci toglie. Tuttavia non basta, perché La rampicante è la storia di una vita. è la storia di un ragazzo marchigiano, Riccardo Graziosi, e di Edera, bambina dal nome inusuale e più di una caratteristica che le porta a non integrarsi bene nella società. Al paese Edera è indicata da tutti, infatti, come la figlia della scema, la bambina stai capelli lunghissimi e che ogni tanto ha delle crisi, causate dalle voi che le albergano in testa.

Per tutto questo e altri piccoli, ma non trascurabili dettagli, La rampicante si dimostra, fin dal momento in cui si prova a sviscerarne la trama, un piccolo-grande romanzo mondo che riesce a parlare di temi tutti importanti attualissimi: l’adozione, il trapianto di organi e il terremoto del 2016 nelle Marche. Sullo sfondo una scoperta legata a stretto giro all’11 settembre 2001.

 Esiste un mondo, e certamente corrisponde all’assoluta maggioranza di quello abitato, che stava facendo tutt’altro nel momento in cui due aerei tagliarono come burro le certezze dell’Occidente. Ne faceva parte anche Riccardo, che fino a quel pomeriggio confuso di guerra e ormoni non aveva altre preoccupazioni se non bastare alla sua età. Ma proprio per questo, inseguendo un utero, aveva scoperto che quello da cui era uscito non era di sua madre.

Quello di Davide Grittani è un romanzo in cui la vita mette le proprie radici e si arrampica, proprio come l’edera. Proprio come Edera e come Riccardo. Per entrambi la vita è stata ingiusta: con le allucinazioni uditive per la bambina, per Riccardo scoprire di essere stato adottato e, a sua volta, di non riuscire ad avere figli con la propria compagna. Ed è proprio per questo che i due si trovano, in un pomeriggio di sole, momento in cui nasce la loro amicizia e l’uno accoglie l’altro.

Col tempo diventano quasi come padre e figlia, tant’è che Riccardo chiede a Costanza di potersi sostituire a lei nelle incombenze scolastiche e mediche. Costanza accetta, conscia dei suoi pochi mezzi da mamma, data la sua condizione altrettanto svantaggiata.

La stranezza si paga a caro prezzo, specie in quei paesi in cui si equivoca l’insolito con l’eretico. Costanza da quel momento trascorse intere giornate a passeggiare senza meta, mani dietro la schiena, capelli disfatti, alito pestilenziale, fino a meritare l’appellativo che si portava dietro insieme ai guai.

La rampicante è un romanzo complesso, ma narrato con immediatezza e una vicinanza linguistica al lettore che spingono a leggere pagina dopo pagina. Raccontare le vite altrui non è mai semplice. Raccontare di scoperte dolorose come quella di essere stato adottato e averlo scoperto da solo a quindici anni porta la narrazione su un altro piano, quello dello smarrimento di fronte alla propria identità. Se non sono loro figlio, allora chi sono?

Un cerchio dentro cui non c’era posto anche per Riccardo, come quelle feste in cui, se guardi bene, trovi sempre uno taciturno, solitario, diverso perché all’oscuro dei codici del branco. Così fu allevato Riccardo, ai margini dell’epifania con cui per anni celebrarono l’arrivo di Isabella. E così crebbe, convinto che quella distanza fosse comune ad altre famiglie, mentre la sua infanzia veniva violata da un amore residuale.

Da questo punto in poi le vicende raccontate scorrono sotto un’altra lente, che mette sempre tutto in discussione, continua a scoprire ciò che non va all’interno della famiglia, della famiglia, delle persone. Allo stesso modo, ne La rampicante, continuano a scorrere e ad arrapicarsi come l’edera anche eventi e fatti che coinvolgono strettamente sia Riccardo ed Edera, ma anche tutta la comunità. Si pensi al terremoto che ha colpito le Marche nel 2016 e, com’è intuibile, sconvolge non poco la quotidianità dei protagonisti, ma soprattutto di Edera, le cui voci nella testa hanno bisogno di calma per stare in silenzio e, con le scosse di mezzo, questa calma non si trova.

La rampicante di Davide Grittani è un inno vero, serrato e coinvolgente ai rapporti umani: trovare un nido accogliente anche quando la vita sembra remarci contro, ritrovare la fiducia nelle persone, sorprendersi di come il bene prima o poi possa ritornare. In questo romanzo c’è la vita in ogni sua forma, c’è il dolore, ma anche piccoli grandi spazzi di gioia, come quella che Edera dona al mondo proprio per il suo essere diversa. Da questo libro non aspettatevi la solita storia, perché Grittani è riuscito a raccontare dinamiche complicate col fare diretto di una chiacchierata tra amici.

La rampicante, Davide Grittani (LiberAria Editrice), pp. 222

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