Raccontare i problemi, facendolo benissimo: ‘La notte dei ragazzi cattivi’ di Massimo Cacciapuoti

Ci sono storie che si appiccicano addosso come quei leccalecca frizzifrizzi così anni novanta che ti impiastricciavano tutte le mani e, magari anche con un po’ di quella nostalgia da foto sfocata, quelle le storie ti portano indietro nel tempo. Pur restando romanzi attualissimi, ambientati in questo presente. O forse non è per niente il tempo ad essere importante, ma solo la storia raccontata. La notte dei ragazzi cattivi di Massimo Cacciapuoti, pubblicato da minimum fax nello scorso autunno è una di queste.

Fabio, detto Fabbietto o Fabioromano tutt’attaccato, frequenta le elementari ed è speciale. Introverso, vive timidamente non staccandosi mai dal muro portante figurato e no (meno male che c’è sua sorella Valentina a proteggerlo) e si dimentica dei problemi suoi e della sua famiglia sfrecciando per interi pomeriggi sulla sua bicicletta. A scuola è uno di quelli col sostegno: stigma di emarginazione nell’apparente comprensione. Si sente sempre molto solo e, se non fosse per i suoi pochi punti di riferimento, solo lo sarebbe molto di più.

Era quello del sostegno e basta; non sopportava gli sguardi pietosi. di una tenerezza tanto falsa quanto appiccicosa, che volevano significare accettazione ma in realtà lo escludevano. Poi era successo qualcosa, che lui stesso non riusciva a spiegarsi. 

Ad un certo punto, complice anche il paesino di provincia dove vive che era stato incosapevole teatro di situazioni brutte e poco raccomandabili, arriva nella vita di Fabioromano la maestra Giulia. Giovane, bella-bellissima agli occhi di quel bambino così bisognoso di attenzioni, lo aiuta senza compatirlo minimamente. Fabio stravede per lei e, da parte sua, la maestra Giulia non immagina quanto il proprio passato fosse sul punto di presentarsi da un momento all’altro. Che poi è quello che lei, andata a studiare lontano per un’infinita serie di buone e cattive ragioni, voleva. Dimostrazione che la vita trova sempre il modo di farti trovare davanti situazioni inaspettate.

A volte gli veniva da scriverle lunghissime lettere d’amore, ma non aveva mai con sé carta e penna. Allora le dettava al vento, che quando si commoveva soffiava più forte. 

Con La notte dei ragazzi cattivi Massimo Cacciapuoti racconta benissimo com’è  affrontare i problemi della vita se sei nato in provincia e ci resti, con tutta la paura e la cattiveria dei bambini. Lo fa approfondendo temi scomodi quali l’emarginazione di chi è visto come diverso-strano-con problemi; le ombre nere di un passato fatto di eccessi, sbagli giovanili e rimpianti; gli eventuali pericoli e l’incoscenza di quando si è ragazzini sempre spalle-al-muro che si sentono assolutamente costretti a fare cose. L’intreccio presente/passato che si alterna e si divincola per tutto il romanzo crea un tremito emotivo e rende impossibile staccarsi dalle pagine.

La vita è così: quando tu decidi di fare il bravo gli altri poi fanno i cattivi. 

In questo romanzo c’è sì tanto degrado, violenza, tristezza, ma anche tanto amore, speranza, crescita, smisurata empatia. Rivelandosi una storia super umana, bella e che va assolutamente oltre ogni aspettativa, La notte dei ragazzi cattivi, l’ultima prova letteraria di Massimo Cacciapuoti per minimum fax, sprigiona una potenza narrativa capace di aprirti il cuore, riempirtelo e richiudertelo in poco più di duecento pagine.

La notte dei ragazzi cattivi, Massimo Cacciapuoti, minimum fax, pp. 223

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Leggo e scrivo di libri. Vado ai concerti. Lavoro coi social. Cerco cose belle. Consigli di lettura ogni lunedì.

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