Vivere non è possibile: ‘Tu l’hai detto’ di Connie Palmen

Tra le mie grandi lacune letterarie c’è senza dubbio non aver ancora letto Sylvia Plath. Conoscevo qualcosa delle opere e della sua vita, gli aspetti più noti, ma niente di più. Poi Iperborea ha pubblicato Connie Palmen con il suo Tu l’hai detto, tra le altre cose romanzo vincitore del Premio Libris nel 2016, il più prestigioso premio letterario olandese. Allora ho deciso che quella mia lacuna profondissima doveva essere colmata a partire da questa biografia. Perché di biografia si tratta, seppur rivista in forma di romanzo. In questo libro troviamo tutta la vita di Sylvia Plath raccontata da Ted Hughes, filtrata quindi dal rapporto profondo e non meno tormentato che i due hanno avuto negli  anni del loro amore.

Uno di noi era spacciato fin dall’inizio. Era o lei o io. Nella furia divoratrice chiamata amore, avevo trovato la mia pari.

Tu l’hai detto non è un’esperienza di lettura facile. La stessa struttura del libro, un flusso narrativo continuo, manca del tutto ldi una divisione in parti o capitoli. Questo comporta due scelte: leggerlo tutto d’un fiato o centellinare la lettura secondo i propri ritmi personali. Per quanto mi riguarda, ho scelto di prendermi tempo, ecco perché ve ne parlo solo oggi pur avendolo iniziato quasi un mese fa.

La Plath e l’attività letteraria dei due sono i perni intorno a cui ruota l’economia dell’intero romanzo. Lei, di cui Hughes parla spesso e volentieri come di mia moglie, la mia musa o semplicemente appunto lei, porta con sé la potenza distruttiva e seducente che ha caratterizzato la sua stessa tormentata vita. Sono loro, Sylvia e Ted, i due animali aggraziati, spaventati e fieri in copertina. A parti alterne.

Tutto ciò che scrivevo era una lotta contro l’impossibilità di scrivere, tentativi di conservare qualcosa di me stesso, o forse di ritrovarlo. Le prima volte che la sentii singhiozzare nelal stanza accanto andai a consolarla o a calmarla, ma succedeva così spesso che smisi di farlo, ricorsi perfino ai tappi per le orecchie, e solo la notte, a letto mi avvinghiavo a lei, ci amavamo con malinconia e per un fugace momento ingannavamo la morte con la nostra passione.

Una vita trascorsa, anzi due, a cercare la gloria letteraria in balìa dei fantasmi della propria esistenza. La Plath, dopo diversi tentativi, troverà pace da sé stessa e dal mondo suicidandosi. Ted continuerà a vivere nel ricordo di lei, che si manifesta nei suoi anni a venire, quasi come se non se ne fosse mai andata.

Nessun amore era mai stato abbastanza grande da impedirle di applicare la legge del vecchio testamento appicata dal padre. Aveva dato il suo corpo alla Parola, e i fedeli continuavano  a inginocchiarsi quotidianamente davanti all’altare di una vita immolata alla letteratura.

Connie Palmen, col suo Tu l’hai detto, ricostruisce una doppia biografia in cui sembra proprio che vivere non sia possibile, a nessuna condizione. Tra amore e pulsione di morte la storia di Sylvia Plath e Ted Hughes, raccontata dettagliatamente dal principio alla fine, tra Inghilterra e America, annienta e sconvolge. L’unica cosa che si può dire, dopo aver letto l’ultima pagina di questo romanzo è: il mondo della Plath è descritto così bene da far male.

Tu l’hai detto, Connie Palmen, Iperborea, pp. 256

(traduzione dall’olandese a cura di Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo)

Vuoi comprarlo? Clicca sul bannerino di IBS.it presente nella pagina

 


Della stessa casa editrice:
Potrebbe interessarti anche:

Leggo e scrivo di libri. Vado ai concerti. Lavoro coi social. Cerco cose belle. Consigli di lettura ogni lunedì.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.