Una riflessione su genere, tempi e scrittura: ‘Un romanzo inglese’ di Stéphanie Hochet

Avere delle aspettative piuttosto alte è il fattore che più contribuisce a farsi una determinata idea su una persona. È proprio quello che succede ad Anna Whig all’inizio di Un romanzo inglese, terza prova letteraria su undici pubblicate della francese Stéphanie Hochet portata in Italia da Voland. Anche fisicamente, con un tour che l’ha vista protagonista in varie parti d’Italia e, soprattutto, in occasione della recente edizione di Più Libri Più Liberi.

In Un romanzo inglese la prima guerra mondiale infiamma e Anna ed Edward, rifugiasi nel loro cottage nel Sussex, cercano una governante per il loro piccolo Jack.

L’annuncio apparso sul “Times” ricevette poche risposte. Il paese si stava svuotando, sosprirò Edward, che doveva gestire l’orologeria senza Jasper, il suo assistente, partito soldato per le Fiandre. Ho pensato a un corpo esangue.

L’annuncio riceve risposta e Anna rimane piacevolmente colpita da quella lettera, tanto da cominciare a fantasticare su gusti, opinioni, abitudini della governante che sarebbe arrivata di lì a poco dal nord dell’Inghilterra.

Si chiamava George, come George Eliot.

All’inizio le sue aspettative vengono apparentemente deluse dal fatto che ad incontrarla alla stazione non c’era “una” George, come  aveva invece immaginato avvicinandola col pensiero a George Eliot (e non razionalizzando che quello, per la scrittrice della Victorian Age, fosse uno pseudonimo), ma “un” George: ventitreenne, con esperirenza da insegnante, da subito bravo ad entrare nelle corde del suo Jack. Con George, una ventata di pacatezza entra in casa Whig, a fare da contraltare ai dissidi interiori di Anna, divisa tra il terrore di non essere una buona madre, il suo lavoro di traduttrice e un’immensa solitudine causata anche da un marito spesso e volentieri assente.

La presenza di George stava diventando ‘a serious matter’, un argomento profondamente politico per me. Ma era davvero per questa storia del diritto di voto che avevo immaginato che George fosse una donna? O erano solo l’amore per la letteratura e il carisma delle scrittrici inglesi a giustificare il mio pregiudizio sul sesso di George? 

Tra la gratitudine di Anna e la serpeggiante gelosia di Edward, George compie il suo lavoro in casa Whig e lo fa come se fosse abituato da anni e anni ad averci a che fare con i capricci e le richieste di un bambino piccolo. Ci riesce meglio di una donna e crea da subito un’intesa con Jack, alchimia mai ritrovata prima con alcun abitante della casa. Nonostante ciò, il destino ci metterà del suo e quest’armonia sarà presto destinata a finire.

Eppure mai mi sarei permessa un tale gesto, mai Edward avrebbe preso in considerazione di ingerire qualcosa dalla bocca di suo figlio, non mi avrebbe nemmeno pensato. Perché non ci pensiamo? Abbiamo relegato il cibo e gli escrementi dei bambini ai domestici. Li abbiamo svezzati al più presto, staccando il seno gonfio dalla loro bocca con fastidio e, se possibile, senza guardare. Non abbiamo fatto loro il bagno, poiché altri se ne occupavano. Pochi abbracci, poco corpo insomma. Voltare pagina, in particolare quella, spiacevole, della prima infanzia. La prima infanzia, così difficile da gestire. L’età irrequieta e maleodorante. 

Un romanzo inglese di Stéphanie Hochet è proprio quello che si definirebbe ‘un romanzo inglese’. Sono presenti infatti tutti quegli elementi topici dell’età a cavallo tra quella vittoriana e primo conflitto mondiale, sia nei temi che nel linguaggio: l’instabilità data dalla guerra, l’ambientazione, l’emancipazione di genere in correlazione a un argomento delicato quale la maternità e la percezione della donna dopo questa fase della vita, e ancora l’emancipazione sociale ed economica. In queste pagine più che in altre si avverte un’atmosfera che rimanda a Virginia Woolf.

Se ci dovessimo fermare ai fatti così come vengono presentati all’inizio, Un romanzo inglese sembrerebbe una riflessione di genere sulla capacità o meno da parte di un uomo di badare a un bambino, ma procedendo nella narrazione si trasforma in tutt’altro. Diventa un esercizio di scrittura di Anna Whig, ad esempio, che da traduttrice e amante della letteratura e della poesia, racconta quello che le succede in tutta la prima prima parte del romanzo, che poi passerà alla terza con l’avvicendarsi degli eventi.

E se all’improvviso pensa a George, Edward si inceppa: un elemento estraneo nel sistema. Per lui George è come un granello di sabbia capace di mettere in pericolo l’intero meccanismo della sua vita. Edward deve nascondere le proprie emozioni. Soprattutto l’ostilità. 

Dopo Sangue nero (2015) ed Elogio del gatto (2016), entrambi editi in Italia da Voland, con Un romanzo inglese Stéphanie Hochet riesce a portare il lettore in uno spazio e in un tempo lontano da sé e dal momento stesso in cui l’autrice si trova a scrivere, tempo in cui, però, quegli interrogativi esistenziali che caratterizzano la vita di ognuno restano più che mai attuali e caratterizzati da una tensione vitale fuori dal comune.

Un romanzo inglese, Stéphanie Hochet, Voland, pp.128

(traduzione di Roberto Lana)

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