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Quanto male possono farci gli affetti: Vera Giaconi racconta ‘Persone care’ al Walden Cafè Milano | 17 febbraio 2019

Persone care, qualche notizia sul libro

Ho letto Persone care in una notte. L’ho riletto seminando più di un racconto in diverse parti della giornata seguente perché volevo ritornarci su, riuscire a capire il male che fa, e soprattutto dove può arrivare. Perché Persone care insegna che sono proprio le persone che ci sono più vicine che possono passare semplicemente dal farti rimanere male a fartene proprio e per davvero.

Persone care è una raccolta di racconti (in tutto dieci, brevi e taglienti, stranianti il giusto), scritta da Vera Giaconi, qui alla sua seconda prova letteraria, e portata in Italia grazie a un attento lavoro di traduzione a cura di Giulia Zavagna dai tipi di edizioni sur.

Quando a mia sorella capitavano cose belle, io ero contenta. Ero contentissima, anzi. Ma quando quelle buone notizie per qualche motivo si interrompevano o le si ritorcevano contro, ero comunque contenta. E me ne vergognavo.

da Survivor

Dieci racconti brevi, dicevamo, ma che lasciano il segno. Al loro interno c’è tutto un mondo di amori e affetti, che dovrebbe essere rassicurante, ma anche no. Magico lo è un bel po’, ma è sicuramente più che reale.

L’incontro con Vera Giaconi

In una domenica mattina di fine febbraio, quasi primaverile, ho potuto incontrare Vera Giaconi al Walden Cafè a Milano, seduta al tavolo con altre lettrici appassionate. In questo periodo la Giaconi, nata in Uruguay, ma vive in Argentina, scrittrice ed editor, si trova proprio in Italia per accompagnare il tour di Persone care, che l’ha vista già a Roma e a Vigevano e la vedrà ancora a Milano, Parma, Rovereto e infine a Torino con un doppio appuntamento.

Appena incontriamo Vera Giaconi, dello sguardo duro e impietoso dei suoi racconti, ritroviamo poco: un gran sorriso e tanta voglia di raccontarsi, di rispondere alle nostre domande, la maggior parte delle volte anche senza traduzione simultanea, perché l’italiano un po’ capisce, è una lingua gemella dello spagnolo. Può risponderci direttamente.

Chi sono le Persone care dei suoi racconti? Sono quelle persone vicinissime a noi, con cui tendiamo a voler passare tutto il tempo possibile – quindi persone di famiglia, amicizie, amori. Va da sé che passare così tanto tempo sempre con la stessa persona è difficile, ci dice. Perché persona reagisce in modo diverso ai cambiamenti del tempo, spesso e volentieri generando attriti e conflitti. Vogliamo disperatamente non perdere le nostre persone care e questo ci rende feroci, spietati. E poi la verità: è assolutamente vero che le persone che amiamo di più sono quelle che ci fanno sempre il male peggiore, ma questo semplicemente perché diventano per noi quegli individui più importanti in un mondo pieno di gente.

Quali sono, quindi, le Persone care nella vita privata di Vera Giaconi? Le persone imprescindibili della mia vita, ci dice, sono gli amici, non per forza vicini in quanto a età. Sua madre è importantissima per lei, ad esempio, per il suo mondo personale e di scrittrice, anche se hanno un legame conflittuale.

immagine articolo Vera Giaconi

Con una schiettezza disarmante ci confessa che Tutti i legami possono arrivare ad essere conflittuali, ma è anche vero che dal veleno si fanno i vaccini ad esempio, è questione di come dosiamo questi rapporti e come li viviamo.

Persone care racchiude molto del mondo della Giaconi, aspetti e persone che fanno parte di lei.

Allora, com’è passare dalla vita al racconto? Qual è il processo creativo per Vera Giaconi? Buona parte del mio lavoro è fatta di intuizione: sono molto attenta a quello che mi succede intorno. Non mi annoio quasi mai, di solito scrivo sempre nei bar e quando lo faccio mi guardo intorno. Stare ad osservare una mamma e una figlia in un bar mi fa capire se la mamma è paziente, se è nervosa, se stanno aspettando qualcuno. Guardo sempre cosa ordinano, come stanno insieme, sono dettagli che ti danno tantissime informazioni. Sono molto curiosa: apro gli sportelli nel bagno, guardo le foto esposte in casa e penso che ciò che decidiamo di mostrare dica molto di noi agli altri e così ho costruito le relazioni tra i personaggi nei racconti.

Adrian si china sulla madre per guardarla da vicino. Ha delle rughe che non sono semplici linee di espressione: la pelle crepata le forma dei disegni indelebili sulle guance e sulla fronte. Respira pesantemente, sembra che abbia difficoltà a prendere ed espellere aria. Quando inspira, inclina appena la testa all’indietro; quando espira, produce un russamento grave e nasale. Lui percepisce anche il suo fiato. È un odore sgradevole.

da Stimatore

Uno dei racconti a cui è più legata è Stimatore che, dice, mi è servito come una sorta di scusa per far entrare nella storia degli elementi che stimolassero una riflessione sui personaggi. In Argentina non abbiamo alcun programma in cui si stimi il valore degli oggetti. Non c’è una tradizione di oggetti antichi da rivalutare, rivendere.  Ecco, proprio questa è una cosa che mi è servita per parlare di quello che volevo esprimere con quel racconto, senza però arrivare direttamente al punto. In più credo che questa cosa può catalizzare l’attenzione anche su qualcosa che non ha alcun tipo di valore, come se noi accendessimo la tv per spegnere tutta una serie di altri rumori presenti all’interno della famiglia e in ognuno di noi. Questa è la funzione della tv in tutte le famiglie o almeno lo era nella mia.

Per me non c’è modo di creare personaggi se non sono vicini in qualche modo a me e al mio mondo. Sono anche riuscita a raccontare personaggi che detesto: l’odio è molto simile all’amore.

Nella stesura di Persone care Vera Giaconi racconta di essersi presa qualche lusso: ha cambiato i finali di alcuni racconti, per modificare la storia e anche per premiarsi, si meritava sicuramente un finale migliore nel racconto rispetto a com’era andata davvero. Senza tralasciare un certo senso di rivalsa: Mi sono anche vendicata con le persone che mi hanno deluso, vecchi amori e anche medici per esempio. Io ho un pessimo rapporto con i dottori, ogni volta scappo via dalla maggior parte degli ambulatori. Uno dei miei racconti presenti in Persone care, Limbo, è stato senz’altro una vendetta nei confronti di un medico che, in veritò, è l’unico a starmi molto simpatico, per questo poi ho dovuto spiegare in dedica che no, non si trattava della stessa persona. 

Le stanze d’ospedale non sono come quelle di una casa. Quando entri, non senti una mano amica che ti stringe la spalla e che rende i tuoi passi più lenti. Sono luoghi costantemente invasi da infermiere, medici, personale della cucina, parenti e amici che fanno brevi visite o si piazzano a lungo su qualche poltrona. Nella stanza di Ribero c’era solo Ribero. Senza occhiali, la sua faccia tonda e pallida lo faceva sembrare un ragazzo sedato al limite dell’incoscienza.

da Limbo

Poi la Giaconi, grazie a una domanda puntuale sull’argomento, passa a raccontarci del suo rapporto con la traduttrice italiana di Persone care, Giulia Zavagna. Dice: Giulia ha fatto un lavoro approfondito sui miei racconti. Pensavo sarebbe stato più complicato, ma anche che, essendo spagnolo e italiano due lingue affini, sarei stata capace di intervenire di più sulla traduzione. In realtà no, non è stato necessario, ho capito da subito che era andava tutto bene con Giulia.

Possiamo sapere anche da Giulia Zavagna che tradurre Persone care non è stato facile, seppur si tratti di una raccolta di racconti molto breve: Quando posso interpellare gli autori lo faccio solo in una fase molto avanzata del lavoro: faccio un paio di stesure prima di chiedere chiarimenti. Questi racconti sono solo apparentemente semplici e lineari da rendere in un’altra lingua, in realtà sotto c’è una costruzione molto molto complessa in cui ogni singola parola avesse un’importanza e un significato ben preciso. È stato un lavoro elaborato dal punto di vista della traduzione perché ogni aggettivo, ogni parola in lingua aveva sfumatura assolutamente esatta che, trasferita in italiano, avrebbe dovuto rendere allo stesso modo. Ci ho lavorato parecchio proprio perché in Persone care c’èuna scrittura solo apparentemente piana e lineare. Per me è stato un lavoro bellissimo, ma lungo e approfondito: è un libro piccolino, ma ci sono tornata su tante volte.

Si sa quanto quello delle cuentas sia un genere fondante della letteratura nei paesi ispanofoni. Spinta dalla curiosità, però, ho chiesto a Vera Giaconi se come autrice in futuro vorrebbe aprirsi anche alla forma narrativa del romanzo:

In generale penso già per racconti. Sono una scrittrice di racconti e quella è la mia forma di elezione. Ora, però, sto lavorando a tre cose diverse allo stesso tempo: una in particolare si sta ampliando, non so bene che direzione prenderà, ho deciso di lasciarla andare e vedere come va, come se lasciassi passeggiare liberamente il mio gatto nel parco; dall’altra parte sto scrivendo qualcosa che saranno sicuramente racconti e andranno più nella direzione dell’ultima storia presente in Persone care, quindi dritto dritto verso il genere fantastico basato sul realismo. Quel progetto che non è chiaramente un racconto mi lascia un po’ sconcertata, non ho la certezza che diventerà un romanzo, ci sto lavorando.

Un incontro davvero bello bello per dieci racconti che vale la pena leggere. Leggete Persone care se amate la letteratura sudamericana o vorreste conoscerla di più, se vi piacciono i racconti che finiscono male o chissà se finiscono davvero, se anche voi riuscite a mandar giù la realtà solo con un pizzico di fantastico qua e là.

Grazie a Giulia Zavagna e a Maria Galeano di edizioni sur per l’opportunità.

copertina libro persone care

Persone care, Vera Giaconi, edizioni sur, pp. 156

(traduzione a cura di Giulia Zavagna)

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